Sicurezza
In aula parlano i testimoni, ma i microfoni sono spenti
La scoperta a udienza finita, è stato necessario riconvocare tutti gli avvocati Molte dichiarazioni confermate dai verbali, ma alcuni dovranno tornare
aulla
Al processo alluvione tornano 25 testimoni. Già sentiti, tutti confermano quanto detto, altri, sollecitati dalla giudice Valentina Prudente e dagli avvocati di parte civile, aggiungono nuovi particolari. Commosse parlano figlia e moglie di una delle vittime. E l’udienza è chiusa. No, un attimo. Nessuno in aula stava registrando dai microfoni. E per due ore è come se non fosse successo nulla.
Sembra un estratto dal manuale segreto per dilatare i tempi dei processi e invece è successo davvero, ieri, al tribunale di Massa. Se ne accorge la giudice mentre riguarda il verbale, quando in aula è cominciato un’altra udienza. «I microfoni sono spenti, bisogna richiamare gli avvocati».
Tra parti civili, testimoni, legali della difesa ieri erano in tanti a essere stati convocati per l’udienza. Il rimedio c’è, in qualche modo funziona, ma rimane il senso di smarrimento di chi ha sentito il cellulare squillare: «Scusate, c’è da ritornare in aula, le dichiarazioni non sono state registrate».
Il tribunale di Massa è piccolo, gli avvocati si riesce a farli tornare quasi tutti. C’è dello straniamento. La giudice trova una soluzione, proponendo ai legali di acconsentire alla trascrizione dei verbali delle dichiarazioni rese nelle precedenti udienze e oggi confermate, seppur a sistema di registrazione spento. Nessuno si oppone. Diverso però il caso di chi, ieri, ha parlato di nuovo, aggiungendo elementi. È il caso per esempio della figlia e della moglie di Claudio Pozzi, una delle vittime. A sollevare il problema per primo è l’avvocato Riccardo Balatri. La giudice, nel confermare una nuova udienza per l’11 dicembre, decide che «i testi che hanno rilasciato dichiarazioni nuove saranno riascoltati quel giorno». Si tratta di quattro o cinque testimoni. D’altronde il rischio era di creare delle nullità.
In un processo sfortunato, per un caso così tragico, gli intoppi sembrano all’ordine del giorno. Ormai assodata la prescrizione, a sette anni dai fatti, dell’omicidio colposo. Ma c’è anche il carico emotivo che le vittime e i parenti si trovano ad affrontare, tornando per la terza volta nell’aula. Riaprendo ferite, riattivando ricordi dolorosi. Che i registratori non hanno colto e loro, come fossero registratori programmati per ricordare, dovranno ancora ripetere. Le loro voci non sono state fissate.
Alla sbarra ci sono i dirigenti provinciali Giovanni Menna, Gianluca Barbieri, Stefano Michela. A processo anche Lucio Barani, ex sindaco di Aulla , Roberto Simoncini, primo cittadino alla data dell’alluvione, i dirigenti del comune di Aulla Franco Testa, Giuseppe Lazzerini, Mauro Marcelli e Ivano Pepe, l’ex vicesindaco e assessore comunale aullese Gildo Bertoncini e Giovanni Chiodetti, ex assessore comunale alla protezione civile. —
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