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edilizia 

Lotta all’abusivismo, giù le opere difformi. Scattano maxi multe da oltre 45mila euro

Manuela D’Angelo
Lotta all’abusivismo, giù le opere difformi. Scattano maxi multe da oltre 45mila euro

Scale esterne, stanze e muri non previsti: controlli a tappeto del Comune che ha inviato le prime notifiche ai “furbetti” 

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MASSA. Lotta all’abusivismo edilizio nel Comune di Massa. Occhi aperti per chi in passato ha pensato bene di creare nuove stanze, rialzare piani, coprire con tettoie, o allargare porte e finestre, perché sono in arrivo, per alcuni cittadini, multe da migliaia di euro. Due le soluzioni applicate: o si rimuove l’abuso, o si paga salato.

I provvedimento degli ultimi giorni, i primi, secondo gli Uffici, di una lunga serie, sono stati pubblicati sull’Albo pretorio del Comune e riguardano quattro famiglie, “colpevoli” di aver ristrutturato casa, negli anni, in parziale difformità alla propria concessione edilizia. Significa che non tutti i lavori che hanno eseguito all’interno o all’esterno delle loro abitazioni erano permessi.

In questi mesi il Comune di Massa ha proseguito con i controlli a tappeto su tutto il territorio e ha scoperto quattro casi di abusivismo edilizio piuttosto rilevanti.

Per fare solo qualche esempio, come si legge dalle schede pubblicate sul sito del Comune, si tratta di “tamponature con muratura in laterizio non portante di logge esistenti”, oppure di “opere interne murarie che hanno comportato lo spostamento di pareti divisorie per una diversa distribuzione degli spazi”; o ancora “modifiche prospettiche a porte e finestre a scale esterne”, “realizzazione di una scala esterna a chiocciola con struttura in ferro” e “aumento di volume dovuto ad una maggiore altezza del fabbricato”.

Il primo passo del Comune è stato quello di ordinare ai proprietari di ripristinare la situazione originaria, eliminando gli abusi, ma in tutti e quattro i casi non è stato possibile farlo. I proprietari degli immobili hanno infatti risposto fornendo le dettagliate relazioni di ingegneri e geometri, che certificano, di fatto, l’impossibilità a procedere. Ossia: se tolgo l’abuso, questo è il concetto, rischio cedimenti strutturali e danni statici al fabbricati, lesioni e fessurazioni generalizzate. Tutti i cittadini coinvolti nei controlli, hanno esibito una relazione che, in pratica, certifica che “in seguito ai sopralluoghi eseguiti e all’analisi dell’intervento realizzato” risulta “non fattibile la demolizione degli elementi strutturali in difformità”.

Gli Uffici hanno analizzato tutte le relazioni tecniche, accertato che fossero competenti e che non si fosse “calcata la mano” per evitare di rimuovere l’abuso.

Preso atto che sarebbe risultato davvero pericoloso rimuovere le opere realizzate, il Comune ha dovuto procedere con il “piano b” e così sono scattate le maxi multe (applicate in base al Regolamento delle Entrate Patrimoniali e del Regolamento per la determinazione e l’applicazione delle sanzioni amministrative relative a interventi abusivi). Perché, questo è il messaggio, l’abusivismo rimane, ma va comunque punito.

La cifra più elevata che dovrà essere sborsata come multa per aver creato un abuso irreversibile è di 45mila euro, non pochi soldi per una famiglia, di questi periodi.

Un altro cittadino ha ricevuto una multa di circa 37mila euro, 8.360 per un terzo proprietario e 1000 euro per il quarto. Ovviamente, contro l’atto del Comune, è ammesso presentare ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale, nei sessanta giorni dalla data di notifica —


 

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