Il Tirreno

Accusato di truffa a una parente: infermiere assolto in tribunale

Libero Red Dolce

Era imputato di aver rubato trentamila euro alla cugina della madre che assistiva. «Il processo mi ha provato sono contento della sentenza»

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FIVIZZANO. Bisogna guardarlo mentre la giudice Alice Serra dice «assolto, il fatto non sussiste». Andrea Battistini quasi non sorride, di certo non esulta. Ma qualcosa in faccia cambia, l’espressione si distende e quel peso, quell’accusa infamante di avere truffato la cugina della madre in punto di morte lo lascia, si libra nell’aria e lo libera.

Il capo di imputazione infatti era la circonvenzione di incapace, perché lui, secondo la tesi dell’accusa e a sentire le denunce che gli rivolse la figlia della parente materna, avrebbe approfittato della sua vicinanza con la donna, con la quale avrebbe stretto un rapporto via via sempre più intimo prima della morte di lei, per rubarle del denaro. Insomma, mentre lei moriva, lui si sarebbe appropriato di ben trentamila euro. Niente di vero, però, perché l’assoluzione è piena.

Un processo durato più di un anno che ha segnato la vita del ragazzo, giovane infermiere, causando contraccolpi anche sul lavoro. Si capisce bene come un infermiere accusato di truffare una persona malata sia un’ulteriore infamia alla già degradante situazione di ritrovarsi imputato per una questione con una familiare.

«Il mio lavoro d’infermiere c’entrava poco - spiega Battistini - anche se era stato tirato in ballo. Era un rapporto di sentimenti, per questo avevo dato una mano. E questa vicenda giudiziaria mi ha logorato tantissimo, mi sono sempre fatto forza, ma è stato un brutto periodo. Anche nei confronti della mia famiglia, anche per loro è stata molto dura. Ma per fortuna si è visto come io non c’entrassi nulla con quello di cui mi accusavano».

La figlia della donna, Paola Domenica Manfredi, in aula aveva spiegato che tra lei e la madre i rapporti erano sempre stati molto tesi e che fino ai 16 anni lei aveva vissuto con il padre e la nonna paterna.

«I rapporti con me erano pari a zero - spiega però Battistini - non si sono mai degnati di una telefonata. Mi dispiace anche perché chi fa il mio lavoro, l’infermiere, si trova in una categoria che viene spesso martoriata. Magari anche ingiustamente e in questo caso avere tirato in ballo la mia professione è stato un colpo in più».

Soddisfatto anche l’avvocato difensore di Battistini, Francesco Rinaldi, che lo ha assistito nelle fasi di questo processo fino all’assoluzione.
 

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