Lutto
Ricorso di Palazzo Chigi per i contributi al Consorzio Zia
“Aiuto di stato, si violano le norme europee”: il governo si rivolge alla Consulta. In ballo 500mila euro e il futuro dell’ente. Rossi: non è un soggetto privato
MASSA. “No, quei soldi al Consorzio Zona Apuana non sono legittimi: c’è stata una violazione delle norme che regolano a livello europeo gli aiuti di stato”. Arriva dalla presidenza del Consiglio dei ministri il blocco, o meglio il tentativo di blocco, del contributo straordinario di 500mila euro che la Regione Toscana ha deciso di erogare a favore del Consorzio Zia. Arriva sotto forma di ricorso alla Corte Costituzionale perché il provvedimento della giunta regionale toscana, secondo il governo, sarebbe in contrasto con l’articolo 117 della Costituzione. Quello che delimita i confini legislativi delle Regioni, cioè le materie su cui può intervenire. Il ricorso del governo solleva anche la questione della violazione del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea e dell’articolo 45 della legge 234 che detta le norme generali sulla partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea.
In altre parole, la Presidenza del Consiglio avanza il dubbio che quell’erogazione decisa dalla giunta Toscana non rientri fra le competenze delle Regioni e che si configuri come un aiuto di Stato alle imprese private in grado di alterare la libera concorrenza del mercato. E chiede che la Consulta si esprima in merito. Si tratta dunque di una questione giuridico-legislativa che appare complessa, non foss’altro per il fatto che il Consorzio Zona si configura come un ente pubblico (fu creato nel 1947 con un atto del Presidente della Repubblica) e non come un’impresa. Anche se nella sua assemblea siedono per statuto anche rappresentanti delle associazioni delle categorie economiche.
Ma il ricorso, se accolto, sarebbe una mazzata al tentativo di salvare e rilanciare il Consorzio Zia e il suo ruolo di promotore di investimenti e insediamenti nella zona industriale apuana. Senza quei 500mila euro, la Zia – già alle prese con una profonda crisi – avrebbe ben poche chances di sopravvivere. Ecco dunque che dell’iniziativa del governo Conte-Salvini-Di Maio è possibile dare una lettura politica: un ostacolo messo lì sulle azioni di una Regione governata dal centrosinistra a pochi mesi dalle elezioni.
E la Regione Toscana reagisce. La giunta Rossi ha deciso di costituirsi in giudizio dinanzi alla Consulta a difesa della sua norma. «Tale norma – fa sapere il presidente Enrico Rossi – prevede un contributo finanziario della Regione a favore del Consorzio. Secondo Palazzo Chigi, questo contributo si configurerebbe come aiuto di stato, in quanto il consorzio Zia sarebbe da considerarsi un soggetto privato di impresa. Al contrario, la Regione ritiene che la Zia sia un soggetto pubblico. Il Consorzio, infatti, offre servizi e attività promozionale delle imprese territorio apuano, dunque svolge una legittima funzione pubblica a favore delle imprese».
Interviene anche Giacomo Bugliani, consigliere regionale del Pd: «A mio avviso il sostegno garantito dalla Regione al risanamento dell’esposizione debitoria del Consorzio Zia non integra un’ipotesi non consentita di aiuto di Stato, non configurandosi la ratio che è sottesa al principio comunitario. Ciò non toglie la facoltà del Governo di impugnare detto profilo di fronte alla Corte, che –spero– voglia fare chiarezza su un aspetto che evidentemente è controverso. È comunque indispensabile, aldilà di questo – chide Bugliani – che le istituzioni abbiano chiaro cosa si vuole fare del Consorzio Zia nel prossimo futuro, perché non vadano disperse risorse preziose e perché questo ente possa rispondere con effettività alle esigenze del territorio». La partita è appena cominciata. –
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