Sicurezza
Marmo, guerra delle tariffe si torna in tribunale e al Tar
Sette aziende ricorrono in sede civile per i canoni e il contributo escavazione. Ci sono poi altre posizioni (e un ricorso collettivo) all’amministrativo di Firenze
CARRARA. Acque ancora agitate intorno al mondo del marmo. E, dopo una breve tregua, riprende la “guerra delle tariffe”, quel braccio d i ferro che vede contrapporsi da una parte le aziende della escavazione, dall’altra il Comune. Nel mirino le delibere di giunta che, nelle scorsa primavera, hanno ritoccato le tariffe canone, i prezzi medi di mercato e il contributo marmo per il biennio 2018-2019.
I ricorsi in tribunale. Sono stati promossi da sette aziende. La Cremomarmi srl, la cooperativa cavatori Gioia, la coop Canalagrande, la coop Lorano, la Società Apuana Marmi (Sam), La Facciata srl e la Dante Conserva Marmi srl. Le aziende sono rappresentate dai legali Sergio Menchini, Riccardo Diamanti e Antonio Lattanzi e chiedono la “disapplicazione di tutti i provvedimenti emessi dal settore marmo per il biennio 2018-2019. In tema di tariffe canone e contributo biennio.
Per questi ricorsi il Comune si è costituito (come recita una delibera di giunta) affidandosi agli avvocati di palazzo civico Marina Vannucci e Sonia Fantoni.
le posizioni davanti al tar. A presentare ricorso al Tar sono alcune delle stesse aziende che dovranno vedersela con il Comune anche in sede civile, in tribunale a Massa. Come, ad esempio le tre cooperative (Gioia, Lorano e Canalgrande), La Facciata srl, la Cremomarmi.
A queste si aggiungono la Escavazioni marmi tecchia, e il ricorso collettivo presentato da: Cmm Srl, Cmv srl, la Sam, la Dante Conserva Marmi srl, Escavazione marmi Fossaficola, Escavazione marmi Campanili e Fantiscritti Marmi.
Tutte le aziende in questione, al tribunale amministrativo regionale, hanno presentato ricorso contro la deliberazione della giunta comunale (la numero 194 del 28 aprile 2018) per la rideterminazione dei prezzi medi di mercato del marmo.
E anche contro la delibera numero 59 (sempre del 2018) che invece riguarda la rideterminazione del canone di concessione degli agri marmiferi.
Anche in questo caso il periodo a cui si fa riferimento è quello del biennio 2018/2019.
Riprende la “guerra”. Adesso sono almeno tre i fronti di conflitto fra le aziende del lapideo e l’amministrazione comunale.
Tariffe e rideterminazione dei prezzi medi di mercato da un lato in tribunale e al Tar) e legge regionale dall’altra parte. Una legge che ridisegna e fissa i confini e i volumi entro i quali bisogna escavare, con un giro di vite nei confronti di chi non si adegua presentando il piano per la messa in sicurezza e ambientale.
Insomma un momento particolarmente delicato per il “monte” che segna anche la ripresa del braccio di ferro sulle tariffe del marmo. —
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