Il Tirreno

il processo 

Malore di Casonato durante l’udienza Slitta la sentenza per i danni alla Villa

Chiara Sillicani
Malore di Casonato durante l’udienza Slitta la sentenza per i danni alla Villa

In aula arrivano medico e infermieri e dopo visite e due controlli alla pressione, il giudice decide di rinviare a oggi e a domani

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MASSA

Chiunque entri in quell’aula di tribunale, ieri pomeriggio, ha l’impressione di aver sbagliato luogo e di essere finito, piuttosto, in una sala d’attesa del pronto soccorso: volontari della Croce Rossa, infermiere, medico.

Nell’aula si celebra il processo a carico di Marco Casonato: il pubblico ministero gli contesta il reato di danneggiamento al patrimonio artistico e archeologico nazionale (previsto dall’articolo 733 del codice penale). In particolare secondo l’accusa Casonato non si è fatto carico di alcun lavoro di manutenzione a villa Massoni, la dimora storica, con parco di 8 ettari, amata dalla sorella di Napoleone e dalla moglie del poeta Ezra Pound. E la mancata manutenzione - è l’argomentazione dell’accusa - ha determinato il progressivo degrado della Villa. Ieri è prevista l’udienza finale: ultimi due testimoni, quindi la sentenza. Invece il processo viene rinviato a questa mattina e a domani perché Marco Casonato accusa un malore. Riferisce al suo avvocato, Riccardo Balatri, di sentirsi debole e imputa quel senso di debolezza allo stato di digiuno e al fatto che non gli sia stato somministrato un medicinale che di solito assume alle 12.

Casonato è detenuto in carcere per l’omicidio del fratello Piero Casonato che si è consumato proprio a Villa Massoni. Ieri - riferisce il suo legale - lascia il carcere alle 12 , senza aver pranzato, per raggiungere il tribunale e assistere al processo per i danneggiamenti alla villa. L’udienza è fissato alle 12.30, ma slitta oltre le 15: un periodo di digiuno prolungato - chiarisce il legale - che indebolisce l’imputato. È lo stesso Casonato, infatti, a chiedere l’intervento del 118.

In tribunale arriva un’ambulanza, ma a bordo il medico non c’è: così mentre gli operatori sanitari prendono i parametri a Casonato, scatta anche la richiesta di intervento all’automedica. In aula, per ulteriori accertamenti, arriva anche una dottoressa: è lei, in camera di sicurezza, a visitare Casonato ed è lei, poco dopo, a dettagliare alla giudice Alice Serra le condizioni di salute del paziente. La giudice chiede - e fa verbalizzare le risposte - se il quadro clinico di Marco Casonato consenta di celebrare il processo.

E il medico spiega di aver rilevato valori della pressione arteriosa superiori alla media, valori che imputa ad un generale stato d’ansia. Non esclude che l’imputato possa proseguire, ma spiega che il paziente riferisce un generale malessere e che quel malessere non è oggettivamente misurabile.

L’avvocato Riccardo Balatri chiede il legittimo impedimento, l’istituto processuale che consente all’imputato di giustificare la sua assenza in aula. Casonato - spiega il legale - vuole rendere spontanee dichiarazioni e le condizioni di salute non gli permettono di farlo.

La giudice chiede quindi una nuova misurazione della pressione che ancora risulta superiore rispetto ai parametri: a quel punto il referto del medico è un giorno di riposo.

Scatta il rinvio del processo. Una udienza, con l’esame di un testimone, è fissata per questo pomeriggio alle 15.30, una per domani alle 8.30 quando sarà sentito l’ultimo teste e, dopo la discussione, sarà pronunciata la sentenza. Già oggi forse Casonato renderà dichiarazioni spontanee: in aula si è già difeso spiegando che degrado, crepe sui muri della villa e umidità non sono imputabili nè a lui, nè alla mancata manutenzione, piuttosto al trascorrere del tempo. —



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