Il Tirreno

Asilo lager, il Ministero dell’Istruzione citato come responsabile civile

Alessandra Vivoli
Asilo lager, il Ministero dell’Istruzione citato come responsabile civile

Secondo l’accusa i bambini venivano picchiati con la stampella, trascinati sul pavimento dai piedi, costretti a mangiare fino a farli vomitare e insultati. Sotto accusa quattro maestre ultrasessantenni

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CARRARA. Dieci parti civili (le ultime sei ammesse ieri dal giudice per le udienze preliminari) e la citazione come responsabile civile del Ministero dell’istruzione. È questo l’esito della seconda udienza preliminare per il caso del presunto asilo lager a Carrara. Secondo l’accusa i bambini venivano picchiati con la stampella, trascinati sul pavimento dai piedi, costretti a mangiare fino a farli vomitare, insultati.

Erano maestre esperte, tutte ultrasessantenni, quelle di cui le madri si fidavano. Eppure- secondo l’accusa - chiamavano i bambini "maiali" e "sudicioni". Gli episodi, finiti con quattro maestre indagate sono avvenuti in una scuola d’infanzia (età 3-6 anni) del territorio comunale carrarese. Due maestre di 64 anni, una sessantenne e una di 67 anni tutte assistite dall’avvocato Luca Pietrini sono finite davanti al gup dove il 12 febbraio prossimo si discuteranno le loro posizioni. Le parti civili sono assistite dall’avvocato Federica Alì dell’associazione ne "La via dei colori" .

I fatti iniziano nell’aprile del 2014. È una maestra, la prima a segnalare ciò che avviene nell’asilo. Alcune colleghe colpiscono i bimbi con la stampella sulla testa, sulla gamba, sulla schiena, li tirano per i capelli o per le orecchie, li trascinano dai piedi. Li chiamano: "maiale", "schifoso", "sudicione". Un bambino marocchino - secondo quanto viene ricostruito nell’avviso di conclusione indagini - viene offeso con frasi razziste: "Torna sul barcone da dove sei arrivato".

Una situazione insostenibile, giorni vissuti a contatto con quella che per la maestra è una violenza inaccettabile. È proprio lei a segnalare i fatti alla preside e ai carabinieri. Nell’aprile del 2016 le colleghe ricevono notifica dalle forze dell’ordine. La donna inizia a essere vittima di mobbing: diventa il capro espiatorio delle colleghe. Ma la maestra a vedere quei bambini maltrattati proprio non riesce. Non riesce a dormire la notte pensando a quei piccolini trascinati per tutte le aule, ingozzati fino a vomitare. Con la mamma di un bambino, si rivolge a La Via dei Colori, l’associazione nata il 2 dicembre del 2010 a un anno esatto dall’arresto delle maestre dell’asilo Cip e Ciop di Pistoia: la vicenda che accese i riflettori sui maltrattamenti all’interno degli asili. La denuncia è del 13 marzo 2017. 

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