Gioco
Si riapre il caso Brancadoro. La Finanza a palazzo civico
La Corte dei Conti indaga per danno erariale per un esposto dell’allora consigliere Stefano Benedetti. Nel mirino delle fiamme gialle anche i lavori di ristrutturazione dello stabile
MASSA.
La Guardia di Finanza torna negli uffici del Comune di Massa, perché l’annoso caso di palazzo Brancadoro non si è chiuso. Si indaga sul possibile danno erariale causato alle casse comunali per 600mila euro, soldi dovuti al proprietario dell’elegante palazzo di piazza Aranci e già pagati dalla passata amministrazione, dopo la sentenza della Corte d’Appello e la decisione di transare.
Gli uomini della Gdf non sono passati inosservati, circa un mese fa, quando hanno varcato la soglia del Comune e ascoltato diverse persone, tra funzionari, dirigenti e politici. Mentre indagavano sul danno erariale, infatti, si è aperto, pare, un nuovo filone di indagini, che riguarderebbe i lavori di ristrutturazione eseguiti dal Comune all’interno di palazzo Brancadoro, di cui mancherebbe la maggior parte della documentazione economica.
Ma andiamo con ordine: il Comune prese in affitto palazzo Brancadoro nel 1994 e fino al 2008, con un contratto di locazione da 180mila euro l’anno. A fine 2009, il Comune lasciò gli spazi in affitto, circa 400 metri quadrati, per spostare gli uffici in via Cavour, nell’ex palazzo Enel: una soluzione temporanea, per risparmiare un po’ di soldi, si disse, in attesa che il Comune entrasse in possesso di uno stabile di sua proprietà e trasferisse lì tutti i suoi uffici.
Al momento della riconsegna dei locali, però, secondo Brancadoro gli uffici risultarono danneggiati dall’uso e così i proprietari chiesero al Comune di pagare i lavori di riparazione e ripulitura. Il Comune si oppose, i tentativi di mediazione tra le parti non arrivarono a risultati definitivi e il caso finì in tribunale.
Siamo nel 2012 quando furono eseguiti accertamenti tecnici e quantificati i danni subiti dai proprietari di Brancadoro, i quali avevano dalla loro parte una clausola contrattuale fortissima, che prevedeva il pagamento di una penale per ogni anno che il Comune fosse rimasto dentro il palazzo senza più averne diritto.
All’epoca i Brancadoro chiesero un risarcimento danni pari a 1,3 milioni di euro. In primo grado di giudizio il Tribunale diede ragione al Comune, anche se il Comune fu obbligato a pagare i lavori di ristrutturazione, come chiesto dai proprietari, per 81mila euro; la Corte d’Appello invece ribaltò la sentenza, sostenendo però che la cifra chiesta come penale fosse troppo alta. Alla fine si optò per un accordo che vide il Comune costretto a pagare 600mila euro a Brancadoro.
Il caso però non si fermò lì: secondo una parte della politica quei 600mila euro potevano essere risparmiati, se il Comune non avesse temporeggiato e fosse subito uscito dall’immobile, riconsegnandolo così come l’aveva trovato. Il consigliere di Forza Italia Stefano Benedetti inoltrò un esposto alla Corte dei Conti per danno erariale e le indagini proseguono. E’ stato nell’ambito di questi controlli finanziari, per documentare e provare il danno erariale, qualora ci sia stato, che la Guardia di Finanza avrebbe trovato altre sorprese nel caso Brancadoro. Le indagini si stanno concentrando negli anni in cui il Comune cominciò i lavori di ristrutturazione dell’immobile: lavori che furono eseguiti, ma di cui mancherebbe parte della documentazione. Questa potrebbe essere una bella tegola politica sulla testa dell’attuale amministrazione comunale, che ovviamente riceverebbe in eredità un problema del passato. Il danno erariale c’è stato? Chi ha sbagliato? Chi ha preso le decisioni sbagliate che oggi portano di nuovo la Guardia di Finanza ad indagare sul Comune?
L’assessore al Bilancio del Comune Pierlio Baratta attende fiducioso lo svolgersi delle indagini: «Noi non siamo coinvolti – dichiara – il danno erariale, qualora venisse accertato, riguarderebbe i singoli che in quegli anni hanno preso decisioni sbagliate. Politicamente, invece, sarebbe un problema » —
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