Il Tirreno

LA EX DIRIGENTE DEI SERVIZI SOCIALI 

«Non ho mai risposto ai veleni ma adesso è ora di dire basta»

A.V.
«Non ho mai risposto ai veleni ma adesso è ora di dire basta»

Da cittadina libera, e non più dipendente comunale Daniela Tommasini replica punto per punto a Assemblea permanente

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CARRARA

«Non ho mai risposto al veleno che mi hanno sputato contro. Ma ora, da cittadina libera, replico punto per punto. E ho già preparato anche la denuncia per diffamazione aggravata».

Parla Daniela Tommasini, ex dirigente storica dei Servizi sociali del Comune. E replica punto per punto a Assemblea permanente che sulla sua pagina facebook ha salutato la sua uscita di scena(con la pensione) da Palazzo civico.

«Comincio con il dire che hanno ragione, sono una donna fuori dal comune, in tutti i sensi» spiega. E poi scende nel dettaglio.

«Per quel che riguarda i contributi di solidarietà di cinquemila euro agli alluvionati - dice - voglio ricordare che gli uffici dei Servizi sociali hanno lavorato fino alla vigilia di Natale, per permettere alla gente che aveva perso tutto di poter trascorrere le feste serene. Non vedo cosa ci sia di male in questo».

E, sempre rispondendo alla paginata scritta su di lei da Assemblea permanente Daniela Tommasini tocca un altro punto: «Quella madre disabile di cui parlano si era dimenticata di fare la domanda di contributi per il figlio. La responsabilità quindi è da imputare a quella madre per la sua dimenticanza, tanto che quando qualche mese dopo ha presentato la richiesta ha avuto il contributo».

E ancora la Tommasini torna su una vicenda del maggio del 2017: «Chi ha scritto quelle cose non conosce i fatti. Si parla di una minorenne sotto psicofarmaci e in comunità terapeutica trasferita, ebbene proprio gli psicofarmaci e la comunità terapeutica fanno capire che la giovane era in carico all’Asl, non ai servizi sociali del Comune, e proprio per la comunità terapeutica l’azienda sanitaria pagava le rette».

Infine l’ex dirigente del sociale parla di una vicenda dolorosissima quella della ucraina Olga Kogut morta di stenti in una tenda accanto alla via Aurelia.

«La signora Olga Kogut non si è mai rivolta ai Servizi sociali di Carrara,e non ha mai parlato con me. Devo inoltre ricordare che sulla vicenda c’è stato un processo ed è stato condannato il compagno marocchino della donna per procurato aborto».

«E, infine per le tenerezze e i cuoricini che mi attribuiscono durante i consigli comunali si sbagliano. Non cuoricini ma è un cuore grande come una casa quello che vorrei sbandierare quando l’opposizione fa tremare le seggiole sotto il sedere dei grillini». —

A.V.

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