Sicurezza
«Non chiuderemo le cave, basta con gli allarmismi»
L’assessore Trivelli replica al consigliere Bernardi e fa il punto della situazione «Apocalittiche previsioni solo per scopi politici, il Comune tutela l’occupazione»
CARRARA. «Non abbiamo intenzione di chiudere le cave». L’assessore al Marmo Alessandro Trivelli replica a distanza alle parole del consigliere Massimiliano Bernardi: «Ancora una volta sempre pronto a sbandierare l'incompetenza di questa amministrazione, fornisce l'ennesima dimostrazione della propria pressapochezza e non conoscenza della materia ».
Non chiudiamo le cave.
«Sulla vicenda cave Bernardi fa solo allarmismo per mero interesse politico- spiega Trivelli - Sarebbe sufficiente assistere alle commissioni marmo, di cui fa parte, per verificare il suo scarso interesse agli argomenti che vengono trattati in quella sede».
«Il primo errore che commette riguarda l'articolo 51 bis, introdotto recentemente nella legge regionale sulle cave. L'articolo è figlio di un parere dell'Avvocatura regionale in merito alla coltivazione nelle aree difformi richiesto dai Carabinieri Forestali a seguito di una serie di sopralluoghi nei bacini marmiferi. Il Comune valuterà i progetti di messa in sicurezza e di risistemazione ambientale con la dovuta attenzione e provvederà alla loro approvazione, consentendo alle cave cui verrà sospesa l'attività di riprendere le lavorazioni nell'ambito della legalità e del rispetto della sicurezza dei lavoratori e del tema ambientale».
Occupazione tutelata.
«L'amministrazione si è fortemente battuta - prosegue Trivelli - affinché, attraverso l'introduzione della norma transitoria, venisse tutelata l'occupazione. Le apocalittiche previsioni in merito alla chiusura delle cave, con conseguente crisi occupazionale assomigliano alle periodiche predizioni di improvvisati Nostradamus sulla imminente fine del mondo. Bernardi tocca un argomento, quello dei piani attuativi dei bacini estrattivi, che gli uffici comunali ed i tecnici esterni incaricati stanno portando avanti con il massimo impegno e non si comprende da quali fonti il consigliere attinga le sue informazioni, per giungere a conclusioni così catastrofiche».
L'amministrazione comunale non ha mai dichiarato di volere chiudere le cave. Queste affermazioni sono state strumentalmente attribuite ai pentastellati fin dai tempi della campagna elettorale, con il fine di screditare una formazione politica, che ha sempre invocato il rispetto della legalità e dei fondamentali principi di tutela della salute dei cittadini, della sicurezza dei lavoratori e dell'ambiente. E su questi principi verranno portati avanti i lavori sui piani attuativi dei bacini estrattivi e su tutti gli altri importanti temi legati all'economia del marmo».
I provvedimenti.
Sono stati avviati nei giorni scorsi per sei cave i procedimenti di sospensione per l’autorizzazione all’escavazione previsti dalla legge regionale sulle cave. «Questo implica lo stop all’attività nella sola zona difforme. Dall’avvio del procedimento le cave avranno 20 giorni per presentare le loro controdeduzioni- spiega Trivelli - . Nel caso queste non andassero a buon fine scatterà l’iter previsto: il comune avrà 30 giorni per sanzionare le attività attraverso un’ordinanza comunale, che (previa presentazione di una perizia giurata attestante la realizzazione della difformità prima dell’entrata in vigore della norma) inibisce di estrarre materiale dall’area difforme, sospende l’intera attività di escavazione e applica la sanzione».
L’allarme di bernardi.
« In base ai vincoli stringenti, che De Pasquale ha già in mente di inserire nei prossimi Piani attuativi - così ha scritto Massimiliano Bernardi - da attuarsi entro il 15 giugno 2019, dovrebbero chiudere l’80% delle cave. A seguito di ciò una cinquantina di cave dovrebbero smettere la loro attività e lasciare a casa circa 800/1000 cavatori, per arrivare poi alla cifra verosimile di 1.500 addetti se si considera anche l’indotto». —
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