Il Tirreno

la tragedia aerea 

Il messaggio di Andrea all’amico: cambio, anziché a Bali vado a Bangka Island

Manuela D'Angelo
Il messaggio di Andrea all’amico: cambio, anziché a Bali vado a Bangka Island

Il terribile destino del giovane: la destinazione doveva essere un’altra, poi la paura di tsunami e terremoti e il volo fatale 

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MASSA

«Bali è l’ultimo posto che potrebbe essere a rischio. Infatti ho cambiato, vado a Bangka Island». E’ questo il testo di uno degli ultimi messaggi che Andrea Manfredi, 26 anni, ex ciclista professionista, morto nel disastro aereo dell’Indonesia, ha scritto a Marco Zamparella, un compagno di gare, suo grande amico. “Ho cambiato”: queste due parole sono oggi come due macigni addosso ai genitori di Andrea Manfredi, unico passeggero italiano del Boeing 737 Max 8, diretto a Bangka e precipitato 13 minuti dopo il decollo, avvenuto dall’aeroporto di Giacarta. A bordo c’erano 189 persone, nessun sopravvissuto.

Andrea, però, su quel volo avrebbe potuto non esserci, se qualche tempo prima non avesse cambiato il suo itinerario di viaggio, scegliendo Bangka al posto di Bali a rischio tsunami.

Lo racconta al Tirreno l’amico Marco Zamparella, un compagno di gare conosciuto nel 2011, probabilmente uno degli ultimi amici che lo ha sentito tramite sms lo scorso venerdì: «Lui, da Giacarta ha preso il volo per Pangkal Pinang, sull’isola di Bangka, ma all’inizio del suo viaggio avrebbe dovuto visitare Bali. Glielo hanno sconsigliato per il rischio di tsunami e terremoti, così ha cambiato la sua destinazione».

Fu Zamparella a contattare Andrea per sapere come fosse il tempo in Indonesia, visto che anche lui avrebbe dovuto visitarla a novembre. «Fino a domenica facciamo degli incontri con i clienti ciclisti- risponde Andrea- poi lunedì sera mi sposto in una piccola isola per qualche giorno di vacanza». «Sono con un amico- scrive sempre nell’sms- mi ha detto che per Bali non c’è problema a metà mese. Buona vacanza». Quando Andrea pianifica il suo viaggio, da Hong Kong, a Giacarta, invece, gli sconsigliano di concludere la vacanza a Bali, per i noti problemi climatici, tsunami e terremoti. Così decide di cambiare meta e di andare a Bangka Island: sarà quel volo a cadere in acque profondissime, pochi minuti dopo il decollo. «Chi non pratica il ciclismo- racconta Zamparella- non può capire cosa unisce noi atleti, anche se di squadre differenti. Io e Andrea non abbiamo mai corso insieme, abbiamo sempre indossato magliette di colori diversi, ma eravamo molto amici. Ricordo che ci allenavamo sul quel bellissimo lungomare che parte da Marina di Carrara e arriva fino a Viareggio. Ho frequentato spesso casa sua, ho conosciuto sua sorella gemella. Ci sentivamo spesso per consigli di ogni genere, anche sportivi. Lui non aveva mai smesso di essere un ciclista. Ricordarlo oggi fa molto male: era gentile, era dinamico, era pieno di sogni e di idee. Un ragazzo educato, il che non è banale, rispettoso. Amava viaggiare, conoscere persone nuove. Ha portato in giro per tour in bicicletta decine di asiatici e americani, suoi clienti per i gps della Sportek. La sua morte mi distrugge». Sui siti web specializzati di ciclismo la notizia della scomparsa di Andrea Manfredi continua ancora a rimbalzare. Pare che l’Associazione Corridori Ciclisti professionisti Italiani (Accpi) lo avesse contattato di recente perché Andrea stava organizzando una nuova fiera della bici a Massa-Carrara, da cui divulgare il messaggio di un ciclismo più sicuro e aveva chiesto la possibilità di utilizzare il logo dell’associazione. Da due giorni i genitori del giovane sono chiusi in casa, in attesa che il telefono squilli e che la Farnesina comunichi il ritrovamento del corpo di Andrea, disperso assieme a quelli degli altri passeggeri a 30 metri di profondità. Perché riportarlo a casa rimane la loro ultima consolazione. —

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