Gioco
Botte e minacce a Benedetti Un allevatore alla sbarra
L’uomo avrebbe colpito il presidente del consiglio al labbro, gli avrebbe detto“Ti ammazzo” quindi sarebbe entrato in casa sua
MASSA
Tutto era partito da un post dell’allora consigliere comunale - oggi presidente del consiglio - Stefano Benedetti che su Facebook aveva parlato di circa 2.000 agnelli uccisi in occasione di una festività islamica. Avrebbe quindi chiesto accertamenti, anche ai vigili urbani, sugli allevamenti e in particolare su quello di Lorenzo Matteo Paolini. Sarebbe stata questa - ma saranno i giudici ad accertarlo - la causa scatenante della reazione del Paolini che, stando all’ipotesi dell’accusa, avrebbe picchiato e minacciato Stefano Benedetti, introducendosi anche in casa sua.
Per quei fatti Paolini si trova adesso a processo e deve rispondere dell’accusa di lesioni, minacce e violazione di domicilio. La prima udienza è fissata per il prossimo 20 dicembre.
I fatti - per ricostruire la vicenda - risalgono al settembre 2016. Stefano Benedetti è consigliere comunale, si trova in casa sua, quel giorno, a Marina di Massa, quando - sempre stando alla ricostruzione dell’accusa - l’allevatore suona al campanello.
Avrebbe quindi - si legge negli atti - «colpito con pugni al labbro superiore e alla schiena Benedetti per poi rompergli una fioriera di vetro sulla testa, cagionandogli lesioni personali» giudicate guaribili in otto giorni.
Non solo l’ipotesi di lesioni, ma anche quella di minacce perché Paolini avrebbe gridato a Benedetti - sempre stando agli atti - la frase “Ti ammazzo”.
Paolini deve rispondere inoltre di violazione di domicilio perché avrebbe seguito Benedetti che era rintrato in casa:«Paolini si introduceva all’interno dell’abitazione - si legge in atti - contro la volontà di Benedetti».
Il processo si apre il 20 dicembre, come dicevamo. Il presidente del consiglio Benedetti è la parte offesa e il suo avvocato Valter Mattarocci annuncia fin da ora che il presidente del consiglio si costituirà parte civile in giudizio. —
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