Il Tirreno

Pre-pensionamenti alla Nuovo Pignone: via 305 lavoratori ma su base volontaria

C.F.
Pre-pensionamenti alla Nuovo Pignone: via 305 lavoratori ma su base volontaria

Nessuna riduzione di personale: saranno assunti interinali e contratti a termine. La Fiom: un patto generazionale

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MASSA.“La direzione aziendale ha avviato la nuova procedura di mobilità per 305 unità complessive...” È allarmante l’incipit del comunicato che la Fiom ha diffuso in questi giorni nello stabilimento di Massa di Nuovo Pignone. Mobilità vuol dire licenziamenti e lì si parla di oltre 300 licenziamenti anche se distribuiti nelle unità produttive del Pignone sparse per l’Italia. È sufficiente leggere le righe successive del comunicato per capire che le cose non sono poi così preoccupanti: la mobilità ci sarà, e sarà di 305 unità, ma tutti i lavoratori che usciranno lo faranno in forma volontaria e concordata con l’azienda. Saranno pre-pensionati, in altre parole.

Fiom, Fim e Uilm, hanno già dato la loro disponibilità al confronto all’indomani della comunicazione, da parte dell’azienda dell’avvio di questa nuova procedura di mobilità collettiva. Nuova perchè è il “secondo tempo” di un’analoga procedura che aveva portato negli anni scorsi all’esodo anticipato di 290 lavoratori del gruppo che oggi conta circa 5.500 dipendenti in Italia tra i poli di Firenze (4.200 unità), Talamone, Bari, Vibo e Massa, dove i lavoratori sono 350. Il percorso di pre pensionamento e incentivi all’esodo è stato condotto sulla base di accordi collettivi firmati tra sindacati e azienda per un periodo che, iniziato nel 2015 arriva in scadenza proprio alla fine di settembre 2018.

«La nuova procedura di mobilità – dice Luisa Pietrini, segretaria della Fiom Cgil di Massa Carrara – ricalca quel vecchio accordo in cui si prevede che i criteri di licenziamento siano solo volontari e pensionabili. Questo vuol dire che usciranno dalla azienda soltanto lavoratori vicini alla pensione o che comunque accettano di licenziarsi su base volontaria. E ci saranno incentivi economici, i cosiddetti “scivoli” per favorire questa uscita anticipata dal mondo del lavoro. La differenza è che la prima ondata di mobilità collettiva è stata distribuita sull’arco di tre anni, mentre questa seconda avrà una durata di sei anni».

Non solo: Fiom Fim e Uilm chiedono, in cambio della disponibilità ad aprire il confronto su questa partita, un “saldo occupazionale positivo sulle uscite dei lavoratori pensionabili”. Il che significa rimpiazzare chi esce con nuove assunzioni, “attingendo”, dicono i sindacati, dai lavoratori interinali presenti in azienda e trasformando in contratti stabili i lavoratori “a termine”. «L’obiettivo - spiega Pietrini – è non perdere posti di lavoro». E finora BhGe-Pignone i posti li ha aumentati.

Venerdì a Firenze c’è stato un incontro tra i vertici aziendali e i sindacati a cui per la Fiom ha partecipato il coordinatore nazionale per Nuovo Pignone Daniele Calosi, il quale commenta: «Guardiamo in positivo questo processo che è un po’ un patto generazionale, di trasferimento del lavoro dalle vecchie alle nuove generazioni. Anzi, puntiamo ad avere un saldo occupazionale positivo come è stato negli anni passati». Un’operazione di “ringiovanimento”, insomma, di un azienda leader mondiale nel campo delle turbine che ha investito milioni e fatto assunzioni (60) in questi anni in Toscana e in particolare tra Massa e Avenza.

Sullo sfondo, l’annunciata cessione del 62,5% delle azioni di Baker Huges Ge (che controlla Pignone) da parte di General Electric (che aveva acquistato Pignone nel 1994). Uno scorporo che, forse, porterà Nuovo Pignone, gioiello del gruppo BhGe sul mercato. Ma sono scenari futuribili. — C.F..

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