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«Attenzione, in provincia la ’ndrangheta c’è»

DAVID CHIAPPUELLA
«Attenzione, in provincia la ’ndrangheta c’è»

Gino Angelo Lattanzi, dirigente dipartimento sindacale Cna Liguria, carrarese: «Bisognerebbe tenere alta la guardia e ricordare l’uso fatto del detrito di marmo»

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CARRARA

«A Massa-Carrara la presenza mafiosa è forte, in particolare quella della ‘ndrangheta calabrese». A sostenerlo è Gino Angelo Lattanzi, carrarese, dirigente del dipartimento sindacale Cna Liguria, impegnato da molti anni su legalità e sicurezza, che torna sull’argomento dopo la pubblicazione dell’articolo in cui abbiamo riportato i risultati dello studio commissionato dalla Regione alla Scuola Normale di Pisa, e dal quale è emerso che Massa-Carrara è l’unica provincia toscana a presentare un aumento in tutti gli indicatori che misurano fenomeni di intimidazione e violenza riconducibili al crimine organizzato. L’esigenza di denunciare questi problemi è sempre stata molto sentita da Lattanzi, che anni fa, per Cna Liguria, organizzò un’iniziativa sulla legalità a cui parteciparono l’ex vicepresidente della commissione parlamentare antimafia Fabio Granata e l’ex prefetto di Palermo Achille Serra, che portò ad una serie di arresti importanti ed allo scioglimento per infiltrazione mafiosa dei consigli comunali di Bordighera e Ventimiglia.

Circa otto anni fa, poi, è stato il primo a segnalare presunte infiltrazioni anche nel tessuto economico della nostra provincia. «La ‘ndrangheta - afferma Lattanzi, riprendendo le dichiarazioni rilasciate alcuni anni fa dal magistrato Anna Canepa alla commissione antimafia- si muove da Ventimiglia alle cave di Carrara, in cui la presenza di imprese collegate a queste famiglie è ormai cosa nota. Tutto ciò, oltre ad evidenziare una mancata percezione del fenomeno, spinge a pensare che forse non siano da escludere anche coinvolgimenti politici. Le inchieste su questi episodi, inoltre, partono quasi sempre da altre procure».

In effetti, la vicenda dei rifiuti tossici affondati con le navi dei veleni, almeno 9 delle quali, tra il 1986 ed il 1988, salparono anche dal nostro porto e di quelli interrati nelle discariche del Sud, in cui sono stati rinvenuti granulati e polveri di marmo, utilizzati per schermare le radiazioni ed impedire che venissero captate dall’esterno, avvalora l’ipotesi che la criminalità organizzata abbia saputo utilizzare il settore lapideo, considerato molto appetibile da ‘ndrangheta e camorra. «Negli anni ’90 -spiega Lattanzi- la produzione di granulati e polveri di marmo è stata di centinaia di migliaia di tonnellate. Se pensiamo che solo circa 10 anni fa si è scoperto che questi materiali sono ottimi elementi per la schermatura della radioattività, possiamo comprendere il motivo per cui le discariche illegali di rifiuti radioattivi scoperte nella “Terra dei fuochi” ed in Calabria, come anche le navi dei veleni affondate, erano ricoperte o stivate di tali prodotti. Sarebbe dunque auspicabile che la magistratura e la Dia rivolgessero particolare attenzione al “detrito di marmo”».

Secondo il dirigente di Cna Liguria, inoltre, negli anni tra ’80 e ’90, molte ditte specializzate nel trattamento di rifiuti industriali, operanti anche fuori Massa-Carrara, avrebbero chiesto ed ottenuto molto facilmente dalla nostra Provincia i permessi necessari per svolgere tale attività. «I rifiuti tossici occultati in Campania dalla camorra -conclude Lattanzi- provenivano anche da Massa-Carrara e viaggiavano su camion con regolare autorizzazione della Provincia apuana». —

DAVID CHIAPPUELLA

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