Lutto
I maghi dell’endoscopio al Noa: operato di tumore in 55 minuti
Al paziente di 81 anni avevano prospettato due interventi da sei ore totali. L’equipe del dottor Pazzaglia è ormai un’eccellenza conosciuta in tutta Italia
MASSA. Gli avevano prospettato due operazioni, lunghe e dolorose, della durata di 4 e 2 ore ciascuna, per rimuovere un tumore dal rene sinistro, e far funzionare nuovamente quello destro, ostruito da anni a causa di una cicatrice nella vescica, risultato di numerosi interventi precedenti: il paziente di 81 anni avrebbe perso metà vescica e sarebbe stato 4 ore sotto i ferri per il tumore al rene.
Invece, al Noa di Massa, l’equipe del dottor Iacopo Pazzagli, ha effettuato entrambi gli interventi per via endoscopica, 15 minuti uno e 40 minuti l’altro, nessun giorno di degenza, nessuna cicatrice sul corpo e soprattutto una migliore qualità della vita futura per l’ottantenne.
Il reparto di Urologia dell’ospedale Noa di Massa, all’interno della Asl 1, è diventato un’eccellenza, prima di tutto grazie al dottor Pazzagli, andrologo, specializzato in endourologia, a cui chiedono udienza da tutta Italia e poi grazie alla sua equipe, capace di effettuare oltre 800 interventi di endourologia l’anno, quando negli altri ospedali d’Italia la media è di 10, massimo 50 l’anno.
Esperienza, capacità, specializzazione, strumenti sempre all’avanguardia, e frequenza nell’operare in un certo modo, hanno reso il reparto il migliore dell’Area vasta. Il valore aggiunto all’ultimo intervento effettuato su un 80 enne, che rischiava di perdere entrambi i reni, lo ha dato la stretta collaborazione con la Radiologia interventistica: in sala operatoria tre eccellenti “chirurghi mininvasivi”, come gli piace essere chiamati: oltre a Pazzagli, Alessio Augi e Claudio Ceccherini.
Obiettivo ridurre al minimo l’impatto sul paziente ed essere poco invasivi. A spiegarci come sono stati svolti gli interventi è lo stesso dottor Pazzagli: «Il paziente- inizia- dopo tre interventi per un tumore alla vescica, aveva sviluppato una cicatrice molto ingombrante e spessa, che con l’andare del tempo aveva ostruito il rene destro, cioè aveva chiuso l’uretere, il condotto che collega il rene con la vescica urinaria».
Da qui una situazione piuttosto particolare e difficile, come spiega ancora il medico: «Il paziente quindi viveva utilizzando soltanto un rene, quello sinistro, dove però si era formato un tumore. La necessità quindi era quella di intervenire su due fronti: eliminare il tumore dal rene sinistro e liberare quello destro, rimuovendo la cicatrice nella vescica», continua Pazzagli. Di solito, si sarebbe utilizzata la tecnica robotica per rimuovere il tumore al rene, non meno di quattro ore di intervento e si sarebbe aperta la vescica chirurgicamente, per asportarne quasi metà, eliminare la cicatrice e poi inserire un catetere che ricollegasse il rene e la vescica rimanente (altre due ore di intervento), con il risultato che comunque il paziente avrebbe dovuto vivere soltanto con metà della sua vescica. «Siamo intervenuti, invece, per via endoscopica- spiega Pazzagli- Siamo entrati dall’uretra con un laser, siamo arrivati alla vescica e abbiamo iniziato a scavare millimetro per millimetro dentro la cicatrice, fino a trovare il foro naturale dell’uretere e riaprire quindi il condotto. Il tutto in 15 minuti».
Il tumore al rene invece è stato trattato con una termoablazione, ovvero la “polverizzazione” del tumore, ha spiegato il medico.
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