Sicurezza
Cava Fornace venduta, i dubbi del comitato
Gli attivisti anti discarica: «Perché comprare un luogo da chiudere?». Il compratore è Alia spa, il prezzo non è noto
massa
Acquistare una discarica nonostante diversi enti ne abbiano richiesto ufficialmente la chiusura. L’operazione di compravendita è avvenuta a Montignoso e ha lasciato perplesso il comitato che da anni si batte per la chiusura di cava Fornace.
La discarica contenente rifiuti inerti e speciali non pericolosi recentemente è stata definita «preoccupante» anche dal Comune di Massa, che attraverso una mozione ne ha richiesto la chiusura. Ricapitolando una mozione simile a quella approdata nei mesi scorsi nei comuni di Pietrasanta, Montignoso, Seravezza e Forte dei Marmi.
Dai comuni la richiesta si era allargata ed era stata condivisa anche dal consiglio regionale, che recependo la loro richiesta aveva votato all'unanimità un documento dal contenuto sostanzialmente affine a quelli precedenti redatti sul tema. Ora Alia S.p.a., il gruppo che detiene il 100% delle azioni di Programma Ambiente e che si occupa di servizi ambientali in 59 comuni della Toscana centrale, ha raggiunto un accordo per entrare a tutti gli effetti in possesso del sito. Ma perché acquistare una discarica che sulla carta dovrebbe “chiudere celermente”?
«Risulta ad oggi sconcertante la notizia che il gruppo Alia Spa, proprietaria di Programma ambiente Spa gestore della discarica di cava fornace, abbia acquistato all’inizio di agosto il sito dove continua a svolgere l’attività di discarica. L’acquisto di tale area ammonta a svariati milioni di euro, un gesto “incomprensibile” alla luce della prevista imminente chiusura dell'attività di discarica secondo il volere della politica locale e regionale e alla luce di pratiche presentate alle procure competenti (che presumibilmente presto daranno i loro esiti) e visto il mancato pagamento delle royalties al Comune di Montignoso, oltre al fatto che il sito malgrado tutto continua ad essere “non idoneo” ad accogliere una discarica che tratta materiali speciali tra cui amianto, come rimarcato da tante fonti autorevoli».
La trattativa è avvenuta durante l’estate e ha visto coinvolta la società Cemembit della famiglia Viti, ormai ex proprietaria del sito, e Alia S.p.a. La cifra pattuita non è stata resa nota.
Ma resta il quesito del comitato anti-discarica che si domanda le ragioni per le quali una discarica dichiarata «inadatta» ad accogliere rifiuti dal consiglio della Regione Toscana venga acquisita da una partecipata di proprietà dello stesso ente. «Non possiamo fare altro che prendere atto di questa scelta imprenditoriale – scrive il comitato - anche se ci piacerebbe capire quali ne siano le motivazioni e cosa sottintenda questo atto. Aspettiamo ancora oggi che i due comuni che hanno più competenze in quanto ospitano sui propri territori la discarica, vale a dire Pietrasanta e Montignoso, facciano delle azioni concrete».
Sulle vicende recenti legate alla discarica interviene anche il sindaco di Montignoso Gianni Lorenzetti che si dice in parte «tranquillizzato dal mantenimento di una gestione pubblica della discarica, che dovrebbe operare garantendo il rispetto di ogni parametro stabilito. In questi giorni – spiega Lorenzetti – ho scritto all’assessore Fratoni chiedendole lo stato attuale delle cose». —
CAMILLA PALAGI
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