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In piazza per il sì allo Sprar «Porta soldi e integrazione»

Libero Red Dolce
In piazza per il sì allo Sprar «Porta soldi e integrazione»

Più di un centinaio sotto al Comune per chiedere di non bloccare il progetto A rischio il posto di quattro lavoratori, nessuna soluzione ancora per i migranti

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massa

In un colpo solo la città perde due tirocinanti, tre ragazzi che si stanno formando per diventare operatori sanitari, un pizzaiolo, un piastrellista e un addetto all’agricoltura. Professionalità, stipendi, soldi. Dovrebbe importare poco il colore della pelle o la nazionalità, la notizia ci sarebbe da sola. Ma questi ragazzi andranno via perché il Comune di Massa ha deciso di chiudere il progetto di accoglienza Sprar in ossequio al motto “prima gli italiani”.

Ieri sotto al Comune è andato in scena l’ultimo tentativo di salvare il progetto o quantomeno prolungarlo di tre mesi nella speranza che i comuni limitrofi, Montignoso e Carrara, si organizzino per presentare un bando e subentrare a Massa.

Erano più di un centinaio per una manifestazione colorata, con la realizzazione collettiva di un Mandala, una rappresentazione simbolica del cosmo in alcune tradizioni orientale realizzate in questo caso con dei granelli di sale colorati. «Realizziamo questo Mandala - ha spiegato Carlo Perazzi, di Arci, l’associazione responsabile del progetto in provincia - perché cooperare tutti insieme è più importante che distruggere. Si dice che si vuole fare una politica a favore della sicurezza e si tagliano fondi e risorse al progetto più avanzato di accoglienza in Italia, quello che grazie all’integrazione effettiva riusciva a portare davvero le persone a integrarsi in un percorso e vivere davvero nella nostra società e non ai suoi margini».

A grandi linee il migrante che arriva in Italia come primo step finisce nei Centri di prima accoglienza (Centri di Accoglienza Straordinaria), una forma ibrida che pur rientrando nella cosiddetta prima accoglienza poi diventa spesso il posto dove il migrante risiede a lungo in attesa che la sua richiesta d’asilo venga vagliata. In una sorta di limbo, spesso poco attrezzato e infiltrato da associazioni criminali, dove non può fare nulla.

Dall’altro lato lo Sprar è una forma di seconda accoglienza, con meno posti, finanziata dallo Stato. Qualcosa che va oltre il vitto e l’alloggio. A spiegarlo nel concreto è Chiara Rosa, operatrice legale nel progetto apuano, una dei quattro che con l’addio al progetto perderà il posto. «La differenza con i percorsi Cas è che lo Sprar è più orientato all’autonomia del migrante sul territorio. Mentre la prima accoglienza è una sospensione in attesa di un giudizio sulla domanda d’asilo, nel caso dello Sprar le persone sono inserite in un percorso. Non solo la lingua, ma l’assistenza legale, i tirocini, la formazione, l’inserimento nel sociale. Significa far sì che si possa vivere gli uni accanto agli altri conoscendosi e facendosi conoscere».

La retromarcia sullo Sprar arriva dalle indicazioni che sono contenute nel cosiddetto decreto Salvini, riservando l’accesso al progetto solo a chi ha già ricevuto la protezione internazionale e ai minori non accompagnati. Il Comune di Massa diventa un laboratorio di una politica nazionale, in qualche modo.

«Ci aspettavamo che arrivasse a scadenza, era finanziato fino a dicembre. Invece si chiude prima e le persone nel progetto andranno nel frattempo in mezzo a una strada», commenta amaro Davide Boccia, un altro operatore. A loro fianco, per dire sì allo Sprar, gran parte del mondo politico di sinistra all’opposizione in città. —

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