La manifestazione
Mafia: Massa-Carrara fra le province a rischio
Lo studio sui fenomeni di criminalità organizzata e corruzione in Toscana vede proprio nel territorio apuano i maggiori rischi di infiltrazione
CARRARA
«Tra le dieci province toscane, quattro di queste si distinguono per l’intensità dei segnali di rischio penetrazione criminale, dal momento che, su più dimensioni di delitti, presentano andamenti positivi e livelli superiori rispetto alla media regionale. Le quattro province sono: Grosseto, Livorno, Prato e Massa Carrara. In particolare, quest’ultima, rispetto alle altre province, è l’unica a presentare un aumento in tutti quegli indicatori che misurano fenomeni di intimidazione e violenza criminale. In crescita negli ultimi anni e con una maggiore intensità sono stati i danneggiamenti a seguito di incendio. Dinamica preoccupante, se letta assieme ad altri due indicatori: gli attentati (in crescita negli ultimi anni) e le rapine in banca (la provincia è l’unica a presentare un trend fortemente positivo in controtendenza con l’andamento regionale e nazionale)».
È ciò che si legge nel “Secondo rapporto sui fenomeni di criminalità organizzata e corruzione in Toscana” (anno 2017), curato dalla Scuola Normale di Pisa su commissione della Regione e presentato a Firenze alla presenza del governatore Enrico Rossi, dell’assessore regionale al bilancio Vittorio Bugli, del procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, del procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo e del prefetto fiorentino Laura Lega. Ed è proprio lo stesso presidente della Regione Rossi, che firma la “Presentazione” al volume, a confermare «la necessità di prestare la massima allerta nei confronti di una presenza criminale che ormai ha raggiunto un grado stabile in tutte le regioni del Centro-Nord. Rilevante –scrive Rossi– anche l’indicazione della maggiore esposizione a questi rischi di provincie della costa come Grosseto, Livorno e Massa-Carrara, unitamente al distretto di Prato; le aree della nostra Regione storicamente più fragili da un punto di vista economico –conclude il governatore toscano– sono quelle più esposte ai rischi di inquinamento criminale».
La ricerca rievoca alcuni incendi dolosi avvenuti nella nostra provincia, soffermandosi sull’inchiesta Cermec-ErreErre. Il processo –riferisce lo studio– «vede coinvolti 16 individui, tra cui funzionari pubblici, politici, amministratori di società e imprenditori con imputazioni di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e alla concussione, abuso d’ufficio e truffa ai danni dell’Unione Europea. La vicenda –prosegue il rapporto– ha per oggetto il finanziamento europeo per la costruzione di un impianto di bricchettaggio e riciclaggio rifiuti, costruito con grande ritardo e lievitazione dei costi dell’appalto da 16 a 23 milioni, che tuttavia non ha mai funzionato a regime ed è infine stato sequestrato e devastato nel 2012 da un incendio doloso. Diversi reati, tra cui la corruzione, sono già prescritti o in procinto di esserlo, –prosegue la ricostruzione– restano ancora valide per un periodo compreso tra 2 e 4 anni le imputazioni di peculato e associazione a delinquere». È ricordata anche la temporanea interdittiva antimafia emessa quattro anni fa nei confronti di una discarica apuana. —
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