Il dolore
Trasporto pubblico su gomma, rischio di un’ondata di scioperi
I sindacati sul piede di guerra con la Ctt per il caso dei biglietti fatti a bordo e per l’esternalizzazione di una serie di servizi, problemi comuni ai vari territori
pisa
Esternalizzazioni, “caro” biglietti e parco mezzi insufficiente a coprire le esigenze del servizio. Un percorso a “ostacoli” che va nella direzione opposta alla promozione dell’uso del mezzo pubblico. E i sindacati degli autoferrotranvieri sono pronti a tornare in trincea: sul servizio di trasporto pubblico locale su gomma potrebbe abbattersi una nuova ondata di scioperi.
Si è concluso con un mancato accordo il tavolo di trattative che avrebbe dovuto portare alla stipula di un’intesa tra le organizzazioni sindacali e la Ctt Nord sulla provvigione da riconoscere agli autisti per la vendita dei biglietti a bordo dei bus a fronte di un carico di lavoro che, secondo i sindacati, si è moltiplicato negli ultimi mesi.
«Con l’introduzione della monetica (il sistema di bigliettazione elettronica, ndr) e il minor numero di rivendite a terra - sottolineano Filt-Cgil, Uiltrasporti e Faisa-Cisal - gli autobus sono diventati Urp (uffici relazioni con il pubblico, ndr) viaggianti», con continua “assistenza” all’utenza ed inevitabili ripercussioni sul servizio.
A fronte del mancato accordo, l’azienda che gestisce il servizio di trasporto pubblico locale su gomma nelle province di Pisa, Lucca, Livorno e Massa-Carrara ha applicato un regolamento unilaterale che ha trovato nell’apertura delle procedure di raffreddamento l’opposizione dei sindacati.
Nei prossimi giorni, le parti saranno convocate in sede prefettizia. In assenza di un accordo, le organizzazioni dei lavoratori sono pronte a proclamare un pacchetto di scioperi per contestare gli effetti del “caro” biglietti e le manovre di esternalizzazioni che hanno portato ad appaltare all’esterno alcune lavorazioni.
In particolare a Pisa sono state esternalizzate alcune attività delle officine e un turno per il rifornimento carburante dei mezzi. Più significativa invece la situazione di Lucca dove invece ad essere affidata a terzi è l’effettuazione stessa di alcune corse.
Gli aumenti, decisi dalla Regione Toscana lo scorso luglio con l’applicazione della “comunità tariffaria regionale” che ha posto fine alle differenze che hanno caratterizzato lo scenario del trasporto pubblico locale toscano (14 sistemi tariffari diversi per un totale di 292 tariffe), rischia secondo i sindacati di avere un effetto controproducente, anche per le casse delle singole aziende.
«Invece di pagare meno e pagare tutti, invogliando l’uso del mezzo pubblico, con i forti rincari decisi dalla Regione si rischia di perdere una fetta di utenza e di far aumentare ancora di più il già alto livello di evasione ed elusione tariffaria», proseguono i rappresentanti di Filt-Cgil, Uiltrasporti e Faisa-Cisal che puntano il dito anche contro i cronici problemi del parco mezzi.
«A Massa una decina di bus è ferma nelle officine: la società da cui sono stati acquistati e che dovrebbe fornire anche i pezzi di ricambi necessari a farli ripartire è da tempo sull’orlo del fallimento e la produzione resta ferma - aggiungono -, mentre nel bacino di Pisa la vetustà dei mezzi e il numero insufficiente di bus provoca cancellazioni e ritardi delle corse: quotidianamente il 3-4% dei mezzi che la Ctt Nord ha a disposizione per il servizio urbano di Pisa resta nelle officine».—
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