La manifestazione
«Mio figlio resta a casa perché non vaccinato»
La protesta di un genitore: «Siamo uniti in un Comitato qui c’è un’impostazione discriminatoria»
MASSA-CARRARA
Circa 20 bambini della provincia di Massa-Carrara non hanno frequentato la prima settimana di scuola a causa dell’assenza di alcune delle vaccinazioni obbligatorie volute dal decreto Lorenzin. È quanto segnala un genitore, padre di uno dei bambini in questione. Che spiega quanto accaduto lunedì 17 settembre in una delle scuole di Massa.
E chiede ufficialmente un incontro con i medici della Usl: «Alle 7,30 – racconta – ci chiama la segretaria e ci dice che ci sono comunicazioni urgenti per noi. Vado alle 8, in presenza di altro genitore, e chiedo di parlare con la dirigente. Mi comunicano che il venerdì precedente ci è stata mandata una raccomandata con la quale ci viene chiesto di portare i documenti in base alla legge Lorenzin. Io spiego che sono nella stessa situazione dell’anno precedente, cioè in attesa di ricevere appuntamento dalla Usl. Lei mi risponde che non basta. Chiedo cos'è cambiato. Mi viene detto che quest’anno dispone del modello per la sospensione, che ha ricevuto dalla Regione Toscana e che mi ha mandato per raccomandata. Chiedo di poter leggere il testo, visto che sono passato: mi dice che non può, devo attendere di ricevere la raccomandata che sto ancora aspettando. A quel punto ho deciso di tenere il bambino fuori precauzionalmente, per evitargli un trauma ancora più grande».
Incontro con la Usl che ancora non si è tenuto, spiega, e che tutt'oggi i genitori che si sono uniti nel comitato "Libertà di scelta", chiedono all'azienda sanitaria. «La Usl Nord Ovest, alla mia domanda di appuntamento per il colloquio informativo, ha risposto con una raccomandata in cui mi invitava a parlarne col pediatra di libera scelta. Ho replicato che avendo chiesto appuntamento all'Usl volevo parlarne col medico deputato al servizio vaccinale e alla calendarizzazione delle somministrazioni. Sto ancora aspettando una risposta». Nel frattempo però la scuola inizia e i genitori del bambino non intendono procedere alla compilazione di un’autocertificazione prima di aver incontrato i medici incaricati del servizio vaccinale. «Contesto l’impostazione tre volte discriminatoria di questa legge perché esclude da scuola anche bambini iscritti prima del decreto, come mio figlio, recidendo legami affettivi sociali e sospendendo il percorso didattico; quindi da una parte ricatta il genitore impedendogli di formarsi un’opinione libera e consapevole, dall'altra punisce il bambino, per la fascia 0-6 anni, al posto suo. La nuova legge Toscana chiede come requisito d’ingresso le vaccinazioni e non ammette nessuna dilazione per il colloquio; in questo modo, si produce una difformità applicativa non solo da Regione a Regione, ma anche da scuola a scuola a seconda dell’interpretazione dei dirigenti. Inoltre i dati sensibili, in Toscana, grazie all'anagrafe vaccinale informatizzata, vengono incrociati tra scuole e Usl, con buona pace della privacy». — C.P.
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