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Inquinamento chimico: acque apuane “non buone”

DAVID CHIAPPUELLA
Inquinamento chimico: acque apuane “non buone”

L’annuario Arpat: “eccellente” lo stato del mare apuano per la balneazione ma c’è una presenza elevata di metalli e fitofarmaci soprattutto nei fiumi

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MASSA-CARRARA

Nel 2017 il 96% dei chilometri di costa balneabile in Toscana ha raggiunto il livello di qualità “eccellente”. Lo si evince dall’“Annuario 2018 dei dati ambientali della Toscana”, che Marcello Mossa Verre, direttore generale di Arpat, ha presentato in Regione.

Nella nostra provincia, dal 2014 al 2017, la qualità delle acque di balneazione appare “eccellente” a Carrara e Massa e “buona” a Montignoso. Su 94 controlli effettuati da Arpat nel 2017 in 15 aree balneabili della costa apuana (2 a Carrara, 11 a Massa e 2 a Montignoso), i valori sono risultati “conformi” in ben 93 casi, con una sola area “fuori norma”. Dal 2013 al 2017, però, lo stato chimico delle acque marino costiere apuo-versiliesi, come del resto un po’ ovunque in Toscana, è sempre stato classificato “non buono”, a causa della presenza di inquinanti come fitofarmaci (che derivano probabilmente dall’uso di pesticidi in agricoltura), metalli ed altri contaminanti. A dimostrarlo sono sempre i dati dell’Arpat, che nel 2017, in quel tratto di litorale, ha registrato superamenti per i parametri di mercurio, furani, diossine e policlorobifenili. Lo stato ecologico, invece, ossia quello degli organismi biologici delle acque, dopo essere risultato appena “sufficiente” nel 2013-2015, è poi diventato “elevato” nei due anni successivi. Passando ad analizzare la situazione dei corsi d’acqua, occorre rilevare che le analisi effettuate dal 2013 al 2017 lungi i fiumi della Lunigiana hanno rilevato sempre uno stato ecologico positivo. Il recente stato chimico di Aulella valle, Verde e Bagnone 2, però, risulta “non buono”. Per il Frigido, lo stato ecologico è “sufficiente” nel 2016, “non buono” quello chimico nell’anno seguente.

Il “Carrione monte” ha uno stato ecologico “scarso” nel 2013-2015 e “sufficiente” l’anno dopo; dal 2013 al 2017, però, lo stato chimico del fiume carrarese è sempre rimasto “non buono”. Riguardo alla qualità delle acque destinate ad uso potabile, l’annuario dimostra che essa resta cattiva in quasi tutta la Toscana, al punto che Arpat, negli ultimi anni, ha dovuto introdurre un ulteriore categoria denominata subA3, che indica un livello al di sotto del pessimo. Questo perché le acque toscane sono piene di coli batteri fecali, metalli, idrocarburi e pesticidi. Il 10% dei 114 corpi idrici regionali monitorati nel 2015-2017 ricade nella categoria subA3, il 69% nell’A3, il 21% nell’A2, che indica la qualità appena sufficiente. Dal 2004 ad oggi nessun corpo idrico ha raggiunto la classificazione A1, che è quella buona. A Massa-Carrara, però, le cose sembrano andare meglio.

Su un totale di 4 stazioni analizzate, infatti, ben 3 sono risultate A2 e solo una A3. Arpat nel 2017 ha controllato anche 171 impianti toscani di depurazione di reflui urbani che servono più di 2 mila abitanti. In territorio apuano, su 66 campionamenti effettuati in 8 depuratori, sono state riscontrate in uno di essi ben 12 irregolarità amministrative, nonché superamenti per i parametri di azoto ammoniacale, azoto nitroso, escherichia coli, solidi sospesi e richiesta chimica di ossigeno. —

DAVID CHIAPPUELLA

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