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L’ospedale del Cuore dove salvano i bimbi in età neonatale
Interventi delicatissimi sui piccoli che nascono con problemi. Sono 80 quelli che ce l’hanno fatta dal 2015 a oggi
MASSA. C’è il caso del bambino con un blocco atrioventricolare completo. Un piccolo non ancora nato ma la cui vita è già in pericolo. I dottori lo operano impiantando nel suo cuoricino un pacemaker subito dopo il parto. L’eco fetale su un altro bimbo, la cui famiglia vive nel fiorentino, mostra un versamento polmonare bilaterale. Per lui sarà impossibile respirare autonomamente.
I medici, allora, lo mettono al mondo e quando il cordone ombelicale lo tiene ancora unito alla madre intervengono per liberare i suoi polmoni dal liquido in eccesso e riescono a far finalmente funzionare il cuore. Due esempi di come a Massa i bambini vengano al mondo due volte: con il parto e immediatamente dopo con i vari interventi salva vita. Operazioni complesse, che durano anche 8 - 10 ore.
I piccoli salvati da morte quasi certa, il cui numero è aumentato dai 50 casi del 2015 agli 80 attuali, provengono per un terzo fuori dai confini regionali. E grazie a un accordo tra Regione Toscana, Fondazione Gabriele Monasterio e Ospedale del Cuore Pasquinucci di Massa il numero sarà destinato ancora ad aumentare. «Questo accordo fa seguito a un percorso strutturato negli anni con l’ospedale del cuore – spiega Luciano Ciucci, direttore generale della Fondazione Monasterio – In collaborazione con la ex Asl 1 negli ultimi anni è stato costruito un percorso clinico assistenziale specifico rivolto alle patologie cardiache diagnosticate in età prenatale e alle donne incinte affette da cardiopatia. Questo prevede una presa in carico congiunta mediante la quale le famiglie vengono seguite in modalità integrata dal ginecologo, dal cardiologo pediatra e per adulti, dal cardiochirurgo e altre figure professionali necessarie».
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Secondo un rapporto Istat circa il 70% dei decessi in età neonatale avviene nel primo mese e la principale causa di morte delle quali molti casi per cardiopatie fetali. «L’eccellenza a Massa è nata quasi per caso, come una contaminazione e collaborazione tra vari professionisti – spiega Bruno Murzi, primario di cardiochirurgia pediatrica della Fondazione Monasterio –. Dieci anni fa l’Asl di Massa, infatti, aveva una parte non utilizzata dell’ospedale chirurgico. E lì fu deciso di trasferire il dipartimento materno infantile».
La prossimità fisica dei vari reparti, dunque, ha iniziato a generare uno scambio virtuoso tra medici. «Anche quando l’Asl ha spostato il dipartimento materno infantile si è lasciato un punto nascita – dice ancora Murzi – Oggi il personale della Fondazione gestisce l’attività di diagnosi prenatale della cardiopatia congenita, il ricovero neonatale e il parto avviene nelle condizioni di massima sicurezza per il nascituro. Mamma e piccolo, infatti, vengono presi subito in carico, con possibilità di immediato ricovero nella terapia intensiva neonatale». Un modello organizzativo che verrà ulteriormente sviluppato. «Sarà rafforzato il lavoro di specialisti di entrambi gli ospedali a formare un’unica equipe – conclude Murzi – per operare un ambiente con attrezzature all’avanguardia».
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