Il Tirreno

inchiesta sulle 34 morti 

L’Asl sul rischio infezioni: regole ferree, niente contagi

C.S.
L’Asl sul rischio infezioni: regole ferree, niente contagi

La responsabile di epidemiologia illustra i protocolli in vigore all’ospedale Per rispettarli l’azienda ha creato un pool che fa controlli a sorpresa nei reparti

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MASSA

L’azienda sanitaria e la direttrice generale Maria Teresa De Lauretis assicurano che «34 decessi nel reparto di medicina, nel periodo tra la fine di dicembre e i primi di gennaio, quando l’influenza è già in azione, non sono per nulla anomali». E il fatto che non lo siano - motiva l’Asl - è confermato dalle medie: nella relazione a firma del direttore dell’ospedale Giuliano Biselli, successiva all’esposto di Stefano Benedetti (l’Asl - ricordiamo - ha querelato il consigliere per diffamazione), si fa lo screening degli anni precedenti e nel periodo 20 dicembre 2016- 10 gennaio 2017 risultano 36 morti nel reparto di medicina, 37 tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016. Dati che vanno letti nel contesto di una popolazione statistica particolare, quella dei pazienti ospitati in Medicina: età media - fa il punto Asl - di 80 anni e spesso un quadro clinico compromesso con importanti patologie, talvolta oncologiche, pregresse. Ma oggetto dell’indagine non saranno soltanto le verifiche sul dato dei decessi per registrare se si discosti, appunto, dalle medie documentate in letteratura, ma anche l’eventualità di un contagio all’interno del reparto con la trasmissione di batteri intestinali tra pazienti. È su questi batteri e sui protocolli per evitarne la diffusione che si puntava il dito, infatti, nell’esposto del consigliere.

E anche sui protocolli l’Asl non le manda a dire e assicura che il rispetto è pedissequo e che le misure adottate per evitare il contagio sono rigorose, ancora più rigorose - sottolinea Paola Vivani, direttrice dell’unità di epidemiologia - di quanto non prescrivano le agenzie internazionali che si occupano di infezioni. Più restrittive, per esempio, proprio sul fronte del clostridium: «Quel batterio non si trasmette per via aerea, ma soltanto per contatto e l’applicazione del protocollo impedisce il contagio». Nonostante, quindi, non sia necessario isolare il paziente dagli altri, chi ha il clostridium al Noa «ha una stanza dedicata - spiega la dottoressa Vivani - che può dividere soltanto con un altro paziente che abbia contratto lo stesso batterio».

Batterio che “abita” il nostro intestino e si fa pericoloso in pazienti deboli, magari con un sistema immunitario affaticato o con altre patologie. Perché è anche sulla presenza di eventuali altre malattie nei 34 pazienti che i periti, analizzando le cartelle, dovranno fare il punto. Distinguendo tra eventuali casi di decesso “con” clostridium, dai casi di morte, se ne risulteranno, “per” clostridium. Accertamenti che la procura chiede di effettuare al dottor Filippo Bartalesi e alla dottoressa Martina Focardi, nominati consulenti dal pubblico ministero.

L’Asl ribadisce il totale rispetto del protocollo e assicura che le verifiche su un eventuale contagio sono state effettuate e il contagio non risulta. Aggiunge che, proprio per controllare che tutte le procedure siano seguite con estrema attenzione, ha creato (già prima dell’esposto) un pool di tecnici della direzione aziendale che fanno da osservatori: si presentano nei reparti, a campione, senza aver informato il personale, e controllano che siano rispettati i protocolli. Da parte di tutti: medici, infermieri, oss e addetti alle pulizie. A fare chiarezza sarà adesso la magistratura. — C.S.

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