Il Tirreno

Ospedale di Massa, s'indaga su 34 morti sospette - Video

Chiara Sillicani
Ospedale di Massa, s'indaga su 34 morti sospette - Video

La prima ipotesi: un'infezione da batterio. Indagato il primario di medicina. L'Asl replica: "È tutto nella norma"

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MASSA. Trentaquattro decessi nel reparto di medicina dell’ospedale delle Apuane nel periodo compreso tra il 20 dicembre 2017 e il 10 gennaio 2018. Decessi su cui la Procura vuole vederci chiaro: apre un fascicolo, iscrive nel registro degli indagati il primario Alessandro Pampana e dispone la nomina di due consulenti tecnici che esaminino tutte le cartelle cliniche e tutta la documentazione sanitaria riguardante i 34 pazienti.

Tutto comincia - per ricostruire la vicenda - nel febbraio scorso con un esposto firmato da Stefano Benedetti: il consigliere di Forza Italia (ora presidente del consiglio comunale) chiede alla Procura che si faccia chiarezza sulle 34 morti avvenute nel reparto di medicina tra gli ultimi giorni del 2017 e i primissimi giorni del 2018. Morti che Benedetti definiva “sospette” e ricollegabili alla diffusione, in ambiente ospedaliero, di infezioni da batteri intestinali. Raccontava – e conferma oggi – che gli era stato riferito «di pazienti entrati in ospedale per patologie ben diverse dalle infezioni, magari per problemi di tipo ortopedico, ma deceduti per gli effetti di contagio da batterio, in particolare da clostridium». Chiedeva, quindi, alla Procura di fare chiarezza e sollevava pure perplessità sul rispetto dei protocolli facendo notare che nel reparto di medicina erano state assunte misure precauzionali e affissi cartelli per il rispetto di quelle misure «soltanto dopo la sua denuncia». L’azienda sanitaria replicò seccamente, con tanto di conferenza stampa, spiegando che le misure assunte e in vigore da anni erano da protocollo e querelò il consigliere comunale per diffamazione.

La Procura però va avanti e, di fronte all’esposto, apre un fascicolo: titolare dell’inchiesta è il sostituto procuratore Marco Mansi e l’ipotesi di reato è l’omicidio colposo. L’inchiesta muove i primissimi passi e lunedì mattina i parenti delle 34 persone decedute si vedono convocare al comando dei vigili urbani: a tutti quanti viene notificato un atto che porta la firma del pm titolare. Il pubblico ministero ha, infatti, disposto la nomina di due consulenti tecnici, il dottor Filippo Bartalesi e la dottoressa Martina Focardi, e avvisa le parti offese (i parenti, appunto) che l’incarico verrà conferito il primo ottobre. Lo stesso atto viene notificato al dottor Alessandro Pampana, primario di Medicina, che da quella notifica scopre di essere stato iscritto nel registro degli indagati, come responsabile del reparto.

A chiarire i contorni dell’indagine è la stessa procura che definisce l’iscrizione del medico «un atto dovuto, a tutela dell’indagato. Siamo in una fase preliminare – aggiunge la Procura - Dobbiamo comprendere come sono andate le cose». Insomma, gli inquirenti, con l’aiuto dei consulenti, stanno ricostruendo il quadro clinico dei pazienti deceduti (in gran parte anziani o molto anziani) per stabilirne le cause della morte e stanno verificando sui protocolli per capire se una ipotesi di reato si configuri realmente, se ci siano responsabilità «in ordine all’applicazione dei protocolli di gestioni delle infezioni, se non di carenze igieniche». Insomma, gli inquirenti stanno cercando di capire se una infezione si sia diffusa per responsabilità riconducibili alla struttura sanitaria e se quindi pazienti ricoverati, magari già debilitati e anziani, abbiano contratto quella infezione, fino al decesso.

L’iscrizione del primario nel registro degli indagati scatta perché gli inquirenti devono compiere una serie di accertamenti irripetibili: «un indagato strumentale» lo definisce la stessa procura. Per tracciare un quadro sono già stati ascoltati diversi parenti dei 34 deceduti, alcuni dei quali hanno prodotto memorie, disegnato il “profilo” clinico dei pazienti e ripercorso gli ultimi giorni prima della morte. Gli accertamenti della Procura - si legge nell’atto con cui si informa della nomina del consulente - si estendono anche a strutture esterne al Noa «quali la don Gnocchi di Marin« di Massa» perché lì sarebbero stati ospitati pazienti con necessità di riabilitazione, poi tornati in all’ospedale delle Apuane dove è avvenuto il decesso.

Massima solidarietà al medico indagato dall’azienda sanitaria che sull’inchiesta ribadisce quanto aveva già chiarito in occasione dell’esposto di Benedetti: «Il numero delle morti - come emerge da una relazione interna all’Asl e successiva ai decessi (ndr) - sono in linea con quelle avvenute nello stesso reparto negli anni precedenti e con quelle in reparti di ospedali simili per volume e attività». L’Asl precisa inoltre che chi, dei 34, è morto per polmonite infettiva, quella polmonite l’aveva già al momento del ricovero. 
 

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