Il Tirreno

il caso 

«Entrata per una gamba e deceduta per un batterio»

Il racconto di un familiareche ripercorre gli ultimi giorni  di vita di una parente  al don Gnocchi e al Noa: voglio sapere come è andata 

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MASSA

Lui (preferisce rimanere anonimo, anche nel rispetto degli inquirenti che stanno svolgendo le indagini) premette che dei soldi e dei risarcimenti non gli interessa nulla: « Non voglio soldi, ho perso una persona a cui volevo bene e voglio capire come è andata. Era anziana, è vero, ma autosuffciente ».

Racconta di aver seguito la vicenda sanitaria di una parente prossima, ricoverata a dicembre, per un problema ad una gamba, quindi trasferita al Don Gnocchi e poi nuovamente ricoverata all’ospedale delle Apuane, nel reparto di Medicina, reparto in cui la donna muore. E - la ricostruzione è quella del familiare - la causa della morte sarebbe stata un batterio, il Clostridium. Il parente chiede che si faccia chiarezza sulla eventuale trasmissione di quel batterio: sospetta, infatti, che nella stessa camera che ospitava la parente sia stata accolta una paziente che quel batterio lo aveva già contratto e « se non sono state rispettate dettagliatamente tutte le procedure, il rischio è che ci sia stato un contagio. Credo che su quelle procedure la magistratura farà piena chiarezza».

Poi il parente, una delle persone a cui è stato notificato l’atto che lo informa dell’incarico al consulente del pm, invita tutte le parti lese (i congiunti delle 34 persone decedute) a valutare l’ipotesi d i un’unica azione legale: «Così per molti di noi sarebbe più facile trovare un professionista che ci tuteli , capire quali siano gli step delle vicenda giudiziaria». Insomma, la proposta di un percorso condiviso per seguire le indagini. —

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