Il dolore
«Dal sindaco mi aspettavo più affetto per mio padre»
La figlia del comandante Alfredo Gianardi avverte «Il busto deve rimanere lì, la famiglia vuole così» Lunedì stretta di mano in consiglio
massa
Il giorno dopo il consiglio comunale a cui hanno partecipato centinaia di cittadini per manifestare insieme contro l’oltraggio al partigiano Vico è un po’ come la quiete dopo la tempesta.
I parenti di Alfredo Gianardi, il comandante dei Patrioti italiani, sono tornati a casa con un po’ di amaro in bocca: lo lascia intendere la figlia di Vico, Maria Luisa Gianardi, che ieri mattina, contattata dal Tirreno ha detto: «Ho accettato ovviamente con piacere le scuse istituzionali del sindaco Francesco Persiani. Ma non sono stata del tutto soddisfatta di come è andata la seduta del consiglio e di quello che è stato detto. Mi sarei aspettata- continua- un sindaco un po’ più affettuoso nei confronti di mio padre. Perché se lo meritava».
Poche parole sussurrate. Lei era piccola, aveva sei anni quando il partigiano Vico, suo padre, andò via di casa per combattere i tedeschi : Sulla testa di mio padre c’era una taglia in denaro- racconta- lo cercavano e cercavano noi, perché eravamo la famiglia di Vico e dovevamo morire come lui. Ricordo che sfollammo per 24 volte, con mia madre e mio fratello. Una volta, ricordo, ci dissero che era morto, nell’eccidio di Sant’Anna. Invece si trattava di Tito, non di Vico. Lo rividi solo dopo la liberazione. Non eravamo a Massa ma a Viareggio, lui arrivò su un carro con gli americani e tante bandiere».
Durante il consiglio comunale di lunedì pomeriggio la signora Isa ha seduto per qualche minuto accanto al sindaco, in silenzio, ascoltando tutto ciò che la politica aveva da dire. Forse si aspettava più cuore e più trasporto nelle parole del sindaco di Massa dopo l’episodio che ha fatto indignare mezza Italia: «E’ stato un grande dolore- dice la figlia di Vico- dopo aver passato la guerra, con la paura quotidiana di saper ucciso mio padre, vederlo incappucciato nella sede del Comune che ha contribuito a liberare. Il suo busto deve rimanere lì, in quell’atrio. La sua famiglia vuole così. Spostarlo, in qualsiasi altro posto sarebbe un peccato. Neanche nella sala del consiglio comunale, come avrebbe proposto il sindaco, perché non lo vedrebbe più nessuno». —
MANUELA D'ANGELO
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