Attenzione
«Condanno il gesto violento, ma non devo dissociarmi»
Il sindaco porta accanto a sé i parenti del partigiano Vico Fischi durante gli interventi dei consiglieri di maggioranza Benedetti sospende la sessione
massa
E sono fischi e applausi e ironici per chiunque parli della maggioranza. Prende posizione per primo il sindaco Francesco Persiani, con di fronte la platea più calda e ostile che abbia dovuto affrontare. Per disinnescarla ha voluto accanto a sé, tra i banchi della giunta, i familiari di Vico. «Aldilà degli schieramenti, delle ideologie e delle opinioni, in questo contesto tutti devono essere tutelati nella memoria storica. Ho chiamato i familiari del comandante Vico per rappresentare il mio dispiacere e le scuse per quanto successo. Ciò che è accaduto è un attacco violento che non possiamo accettare e tollerare».
Non basterà, critiche e fischi arriveranno lo stesso. Oltre i banchi sono tantissimi, non si respira. «Ogni eventuale decisione sullo spostamento del busto, che potrebbe essere anche in sala consigliare, va fatto nel rispetto delle opinioni e se i familiari vorranno. Per quanto riguarda il gesto l'amministrazione si è attivata per accertare le responsabilità». Dalla platea volevano una presa di distanza più netta. Poi enumera le spese sostenute dal Comune per iniziative dell’Anpi. A ogni voce fischi dal pubblico, che non gradisce l’elenco. Le telecamere non hanno ripreso nulla, fa sapere. E chiude il suo intervento con una stretta di mano con i parenti del partigiano Vico.
Vita più dura per i consiglieri di maggioranza. Alessandro Amorese dichiara di «avere avuto lutti dall’altra parte, quella sbagliata». Bordate di fischi. «Ho in odio qualsiasi tipo di fanatismo. Va detto che all’Anpi abbiamo già dato, se c’è un museo va tenuto aperto». Concluderà l’intervento con una donna dal pubblico che ricorda «due ragazzi di trentanni uccisi senza pietà».
I lavori proseguono, il più duro dall’opposizione è Gabriele Carioli, che ne ha anche per Alternativa Civica di Sergio Menchini. Si appella al sindaco, definisce «inadeguata» la scelta di Benedetti: «si definisce antifascista e poi ha scelto lui come presidente?». E ricorda ad Alternativa Civica che «qualcuno dall’opposizione ha votato come la maggioranza per eleggerlo».
Alcuni consiglieri chiedono al sindaco di dissociarsi dalle dichiarazioni di Benedetti,lui risponde che «in Italia non esiste reato di opinione». Incauto il leghista Filippo Frugoli prima si dissocia dal gesto, poi riprende il pubblico: «Ha un atteggiamento assurdo». Sarà sommerso dalle urla.
Alla fine Stefano Benedetti annuncia di avere mandato una mail per ritirare la sua richiesta di spostare il busto. «Dimettiti, invece, dimettiti», lo esortano. Benedetti ascolta, prende tempo, non risponde, ma chiude in polemica: «Per colpa vostra sono costretto a sospendere il consiglio». Il sindaco va via subito, i consiglieri restano. La sinistra ha fatto la conta dopo la disfatta. L’amministrazione ha gestito, senza troppi danni, il primo dissenso pubblico. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google