Il Tirreno

il lutto 

«A caro prezzo il marmo ha reso grande Carrara»

«A caro prezzo il marmo ha reso grande Carrara»

Le parole del vescovo lette durante le esequie di Angelo Ceccarelli, il cavatore morto in un incidente in Vietnam. Il parroco: «Ho in mente i suoi occhi buoni»

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CARRARA

«Il marmo ha reso grande Carrara, ma a quale prezzo?» così monsignor Giovanni Santucci, che in una lettera ha ricordato lo scomparso Angelo Ceccarelli, morto in una cava del Vietnam a soli 56 anni. Le sue parole sono state lette da Don Piero Albanesi durante le esequie, celebrate nella parrocchia del Cavatore a Bonascola ieri alle 15 insieme al diacono Domenico Lorenzetti.

Davanti a una platea molto partecipe e unita nel cordoglio per il defunto, il parroco si è rivolto ai familiari: «Sono stati giorni duri, la morte accompagnata dalla mancanza del corpo da custodire, da ridonare alla terra da cui proveniamo. Angelo è tornato qui, nella sua chiesa, nella sua comunità che tante volte ha rivisto in preghiera. In questi giorni, pensando a lui, mi tornava in mente il timbro della sua voce, pacato con la erre arrotondata, e i suoi occhi buoni».

Ceccarelli e i suoi familiari erano frequentatori assidui della parrocchia. Don Albanesi si è soffermato sull’etimologia del suo nome: «Ho riflettuto sul significato della parola euanghelon, evangelo, angelo. Angelo ha la stessa radice di Vangelo, che significa buona notizia, storia bella, appassionante, non scontata. L’angelo è un annunciatore della grandezza del Signore, porta una buona notizia, porta il vangelo, ci crede, lo vive».

Prima di rendere l’estremo saluto ad Angelo, sua nipote Giulia Ceccarelli ha condiviso coi presenti il discorso di commiato preparato dai colleghi in Vietnam: «Se ne è andato un bravo ed esperto professionista apprezzato nelle cave di tutto il mondo. I colleghi hanno fatto tesoro dei suoi insegnamenti, grazie ai quali sono riusciti ad aprire una cava in autonomia. Nel dopolavoro Angelo era molto allegro e gioviale. In un periodo difficile per la società si era preso carico di tutte le responsabilità».

Don Albanesi ha declamato dall’altare la lettera del vescovo Santucci: «Ancora una volta Carrara è in lutto per la morte di un suo figlio in un incidente sul lavoro. Siamo tutti coinvolti e provocati da questa serie di incidenti mortali che mettono in crisi non solo le famiglie delle persone che sono vittime di questi episodi, ma tutti noi. Dio ha profuso bellezza e risorse incomparabili sui nostri monti e nelle valli affidandoli alla nostra cura e custodia, e nei secoli, Carrara, col suo marmo e con l’arte della lavorazione è diventata unica nel mondo. A quale prezzo però? Si lavora per vivere, non per morire. Così la morte di Angelo diventa ancora una volta il grido dei poveri, il grido dei lavoratori del marmo che chiedono vita, sicurezza, serenità nel loro lavoro».

Il vescovo accosta il percorso di vita del marmista scomparso a un ricordo familiare: «Anche il mio babbo era un marmista, uno che il marmo lo lucidava e lo faceva risplendere. Mi diceva una battuta che più passano gli anni più sento vera: quando andremo a bussare alle porte del paradiso, ci verrà ad aprire San Pietro. Non ci farà tante domande ma ci prenderà le mani, e a quelli che hanno le mani callose dirà: tu entra, hai meritato la pace e la gioia del Cielo».

Alla cerimonia ha assistito il sindaco Francesco De Pasquale. Paolo Gozzani, segretario provinciale Cgil, ha espresso il cordoglio a nome dei colleghi da Lecce, dove si trova per le Giornate del lavoro: «Esprimiamo ai familiari e agli amici tutta la nostra solidarietà». —

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