Finanza
«Su Fossa Combratta il Comune è contraddittorio»
Legambiente Carrara analizza i risultati della Conferenza dei servizi: «In consiglio dette delle cose, diversa la posizione dell’assessore»
CARRARA
Legambiente Carrara torna su Fossa Combratta: «Dobbiamo considerare una vittoria il risultato fin qui ottenuto, cioè la bocciatura, perché incompatibile dal punto di vista ambientale, del progetto di messa in sicurezza presentato dalla ditta e appoggiato dall'Ausl».
«Un plauso - aggiunge - merita il parco delle Apuane, che ha mantenuto le sue posizioni e sta impedendo lo scempio di un intero versante boscato del monte Brugiana. Putamorsi ha suggerito, inoltre, di attivare forme di consultazione e partecipazione». Secondo Legambiente, «Contradditorio, invece, è stato il percorso dell'amministrazione di Carrara. Il sindaco e l'intera maggioranza in consiglio comunale, attraverso l'approvazione di un ordine del giorno di indirizzo politico, si sono mossi per salvaguardare ambiente e paesaggio, dichiarando che nei piani attuativi di bacino estrattivo (Pabe), in corso di redazione, l’intero versante di Fossa Combratta sarà escluso dalle aree estrattive. Dalla stampa apprendiamo che l'assessore al Marmo, inaspettatamente, sposa in pieno la posizione dei suoi dirigenti e funzionari e dell'Ausl che, paventando la bocciatura del progetto originario, infatti verificatasi, lo hanno riproposto ridimensionato (29.000 m3 anziché 58.000). Oltretutto, non si tratterebbe di un vero ridimensionamento del progetto bocciato, ma solo di un suo frazionamento: il progetto, infatti, attualmente comprendente 4 fasi, sarebbe solo limitato alle prime 3, rinviando la fase 4 a una successiva autorizzazione». Ma secondo Legambiente, «Il nodo centrale della vicenda è un aspetto che finora non ha avuto adeguato rilievo nel dibattito sviluppatosi su Fossa Combratta. C'è una relazione geologica, geostrutturale e geomeccanica con analisi di stabilità, commissionata dall’imprenditore al geologo Profeti e datata 24 ottobre 2017 (con successivo aggiornamento al 4 dicembre 2017) in cui il professionista rilevava la potenziale instabilità di alcuni ammassi rocciosi e individuava, come misure di messa in sicurezza, disgaggi manuali mirati (oltre al monitoraggio geotecnico, qualche chiodatura e reti armate di trattenuta). Il progettista, invece, in accordo col titolare della cava e la direzione dei lavori, ha presentato un “singolare” progetto di messa in sicurezza identico a un piano di coltivazione che, per eliminare 555 m3 di roccia potenzialmente instabile, prevede l’asportazione di 58.000 m3 di marmo. L’eventuale autorizzazione del progetto sarebbe un precedente di gravità inaudita: dal giorno dopo, infatti, la messa in sicurezza diverrebbe il pretesto per ottenere ovunque autorizzazioni all’escavazione senza limiti». «Ci domandiamo perché relazione geologica e piano di messa in sicurezza siano così diversi tra loro e perché la relazione Profeti non sia stata utilizzata per il piano di messa in sicurezza. Che cosa è successo?». —
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