Il Tirreno

lo sfregio alla resistenza 

Oltraggio a Vico, antifascisti in piazza Chieste le dimissioni di Stefano Benedetti

C.F.
Oltraggio a Vico, antifascisti in piazza Chieste le dimissioni di Stefano Benedetti

Domani in concomitanza con il consiglio, manifestazione “spontanea” sotto il municipio. Fiori rossi sul busto del partigiano

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MASSA

Qualcuno, ieri, ha regalato un vasettto di fiori al busto del partigiano Vico. Dal sacco nero ai petali rossi, per ripulire la memoria di uno dei tanti che combatterono per la libertà di tutti. Un gesto simbolo, in sintonia con la scossa che l’oltraggio al busto del partigiano sembra avere generato nella città antifascista. “No, questa cosa non può passare. Bisogna rispondere”, è il tam tam che batte in rete, sui social. E la risposta è, soprattutto, una manifestazione “spontanea” che prende forma proprio sul web. L’appuntamento è per domani alle 18, sotto il municipio, alla stessa ora in cui è convocato il consiglio comunale. Elena Mosti, consigliera dell’opposizione è tra le prime a lanciare la “chiamata a raccolta”. «Massa città della Pace, Massa medaglia d’oro al merito civile è stata ferita ulteriormente da questo schifoso atto. Lunedì 17 alle 18 dobbiamo essere in tante e in tanti in Comune. È compito nostro. Chiedo la partecipazione di tutti coloro i quali credono nella libertà e nell' antifascismo. "Tempi bui ci aspettano, bisogna scegliere tra ciò che è facile e ciò che è giusto"», scrive sul profilo Fb di Futura.

«Noi dell’Anpi ci saremo», fa sapere la ex parlamentare Elena Cordoni, non siamo noi a organizzare la manifestazione ma è chiaro che parteciperemo. Si stanno mobilitando in tanti anche le famiglie dei partigiani massesi».

«Non vogliamo mettere il cappello a una iniziativa che nasce dal basso, in modo spontaneo, però la nostra gente parteciperà, è sicuro», gli fa eco Luca Perinelli, segretario del Pd cittadino. Rifondazione ci sarà, adesioni di singoli cittadini, associazioni, movimenti cominciano ad arrivare. La sinistra sconfitta e nell’angolo – a Massa come nel resto del paese – sembra scuotersi. E attacca. Il sindaco Francesco Persiani a caldo ha evocato una specie di complotto. «A chi giova un gesto simile? – è il suo ragionamento – non certo a Benedetti, i responsabili vanno cercati fuori dal palazzo, si tratta di un episodio strumentale, contro di noi». Su questo Perinelli lo incalza: «Mi sarei aspettato da lui una risposta diversa, qui si rischia di perdere la bussola. Mi sarei aspettato una risposta più alta, una chiara condanna, visto che lui stesso rivendica di essere andato a celebrare la strage di Sant’Anna; occorre cercare di capire il perchè di un offesa come questa alla Resistenza. Se si ricorre alla tesi del complotto si rischia di perdere la bussola».

Attacca anche Rifondazione comunista. Chiedendo la revoca di Stefano Benedetti dalla carica di presidente del consiglio comunale. Una richiesta sostenuta anmche dai Giovani Dem. «Le sue esternazioni, praticamente quotidiane – accusa Rc – hanno effetti destabilizzanti sulla comunità. Repubblica e della Costituzione, come indicato Quando riduce l’esperienza della Resistenza a uno scontro ideologico da cui uscire attraverso una “pacificazione” dove tutti stanno sullo stesso piano, chi combatteva per liberare il paese dall’occupazione e dalla dittatura e chi collaborava alle stragi e alle deportazioni di innocenti, dimostra nel migliore dei casi la propria ignoranza; nel peggiore, una lettura revisionista di ciò che è stato, in aperto conflitto con i principi democratici e antifascisti che sono le radici della nostra Repubblica. Se Benedetti oggi siede in un Consiglio Comunale, lo deve proprio a quegli uomini e a quelle donne di cui vuole cancellare la memoria».

Non solo: per Rifondazione Benedetti non è neanche «in grado di applicare i regolamenti con spirito neutrale. Ma nemmeno questo è in grado di fare». Rifondazione chiede dunque al consiglio comunale di revocare l’incarico di Presidente a Benedetti «così che l’assemblea possa riappropriarsi della credibilità politica e istituzionale che l’attuale presidente le sta facendo perdere ogni giorno di più».

Insomma, come si diceva una volta, l’antifascismo non è morto. — C.F.

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