Gioco
Assenteismo, tutti gli indagati in libertà: «Non possono più ripetere il reato»
E il gip su Laura Elda Bertoncini :«Condotta colposa e non dolosa. E per realizzare gli interessi dell’amministrazione»
MASSA. La richiesta la inoltra il pubblico ministero Roberta Moramarco, titolare dell’inchiesta sull’assenteismo, al giudice per le indagini preliminari Alessandro Trinci che quella richiesta l’accoglie. E revoca - stando ai nostri riscontri (non tutti gli avvocati ieri erano contattabili) - la misura cautelare degli arresti domiciliari rimettendo in libertà gli indagati.
La revoca della misura cautelare. Per la Procura il quadro indiziario è chiaro, le prove sono state raccolte e il rischio di inquinamento o reiterazione del reato non sussiste più. Revocati, quindi, i domiciliari e il divieto di dimora. Rimane, invece, la misura interdittiva, quella che, sospendendo i dipendenti dall’esercizio di qualsiasi servizio o funzione pubblica, impedisce loro di andare in ufficio.
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Il caso della bertoncini. Fa eccezione il caso di Laura Elda Bertoncini (assistita dall’avvocato Barbara Milani) per cui la misura interdittiva non è scattata: lei e il comandante Giorgio Ceragioli sono stati rimessi in libertà con ordinanza di revoca dei domiciliari firmata dal giudice dopo il loro interrogatorio di garanzia e prima della richiesta del pm. E nel caso della Bertoncini il gip non ha disposto sospensione dall’esercizio delle funzioni pubbliche. Secondo il giudice Trinci, infatti, - così si legge nell’ordinanza - «le asserzioni difensive dell’indagata appaiono sufficienti, salvo ulteriori approfondimenti investigativi, a scalfire la gravità indiziaria ravvisata nell’ordinanza genetica, in quanto la Bertoncini ha fornito una giustificazione delle omesse timbrature e delle false attestazioni che appare intrinsecamente verosimile». La Bertoncini - così ha esposto al giudice nell’interrogatorio di garanzia - sarebbe uscita per portare documenti da un ufficio all’altro de Genio e avrebbe «aggirato il sistema di timbrature ritenendo che un rigido rispetto delle timbrature avrebbe rallentato o comunque complicato il suo lavoro, compromettendo l’efficacia e l’efficienza dell’azione amministrativa». Una condotta eventualmente colposa e non dolosa, secondo il gip che «non sembra sorretta - scrive nell’ordinanza - dal fine specifico di conseguire un ingiusto profitto economico, quanto piuttosto di realizzare gli interessi pubblici dell’amministrazione di appartenenza». La Bertoncini da lunedì, per il giudice, potrebbe tornare in ufficio se non fosse che Provincia Regione hanno sospeso dal lavoro gli indagati.
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Cadute le esigenze cautelari. E proprio il fatto che i dipendenti al lavoro non vadano più ha contribuito a far cadere le esigenze cautelari, escludendo l’ipotesi di una reiterazione - per cui qualcuno avrebbe potuto continuare ad uscire senza strisciare il badge - o di un inquinamento prove con il tentativo di modificare atti che dovrebbero provare, stando all’accusa, le mancate timbrature. La revoca dei domiciliari ridefinisce le strategie
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