La protesta
Tornano in libertà tre degli indagati Giubilaro: «Nessuna giustizia spettacolo»
Il giudice accoglie la richiesta dei legali di Ceragioli: «Non può inquinare le prove». Stessa decisione per Morabito e Macaluso
MASSA
Torna in libertà uno degli indagati dell’inchiesta sugli assenteisti: il comandante della polizia provinciale Giorgio Ceragioli. Il giudice ha accolto la richiesta dei suoi difensori, gli avvocati Enzo Frediani e Paolo Bertoncini. Ceragioli al gip aveva ribattuto punto su punto le contestazioni dell’accusa, dopo la sua deposizione sono decadute le esigente cautelari e quindi la misura è stata tolta del tutto. Ormai le prove acquisite non si possono più inquinare e non c’è possibilità di reiterare il reato. Resta sospeso dal lavoro. Libertà anche per i dipendenti Santo Macaluso e Diego Morabito
Nel frattempo interviene la procura, per replicare alle accuse di aver spettacolarizzato l’operazione. Ed è il procuratore capo Aldo Giubilaro a dire la sua: «Premesso che in una piccola realtà notizie quali un’indagine di un certo rilievo o l’arresto di una persona vengono inevitabilmente a conoscenza di tutti, giornalisti compresi, e che tenerle nascoste sarebbe inutile posto che la spettacolarizzazione dell’indagine avrebbe luogo in ogni caso, quella delle conferenze stampa è una prassi che il sottoscritto ha introdotto sin dall’inizio della sua attività di procuratore della Repubblica di Massa per una molteplicità di ragioni: perché è doveroso da parte di chi esercita pubbliche funzioni render conto all’opinione pubblica dell’attività svolta da un ufficio che si occupa, per l’appunto, della cosa pubblica; perché l’indagine o l’arresto suscitano il legittimo interesse dei mass-media di saperne di più ed in un paese democratico, quale ha la pretesa di essere il nostro, non può esser impedito; per evitare, in assenza di una voce ufficiale, che vengano offerte al lettore notizie non rispondenti al vero e distorte, spesso a danno degli stessi indagati; o contraddittorie, tali da creare confusione; oppure stravaganti o semplicemente inesatte e parziali, sì da risultarne l’operato della procura o della forza di polizia che ha seguito le indagini incomprensibile, illogico, irrazionale, privo di buonsenso, se non peggio; per evitare, in assenza di un’informazione data a tutti, allo stesso modo e contemporaneamente in un unico contesto, diversità di trattamento dei giornalisti; che alcuni vengano informati ed altri no, alcuni prima ed altri dopo e che prendano corpo accuse di partigianeria e di volerne favorire alcuni a danno; non da ultimo, per evitare, in mancanza di informazioni, le continue richieste dei giornalisti che, facendo peraltro il loro lavoro, vanno alla ricerca di notizie; per altro verso, per dare alla forza di polizia che ha svolto le indagini (spesso anche con enorme sacrificio personale) il doveroso riconoscimento agli occhi dell’opinione pubblica e render edotta la stessa dell’impegno, della serietà, del senso del dovere e della competenza da questa posta nello svolgimento delle attività che le sono proprie».
Giubilaro continua: «Tanto è vero tutto ciò che nei quasi otto anni dall’introduzione della prassi non risulta che taluno (interessati o familiari a parte) abbia manifestato disappunto o disapprovazione, anche perché al fine di tutelare l’onorabilità degli indagati e delle famiglie, in un momento ancora interlocutorio del procedimento, mai sono stati dati ai mass media le generalità degli arrestati, meno che mai loro fotografie». E conclude: «Il sottoscritto procuratore respinge con sdegno perciò che si sia voluto spettacolarizzare l’indagine … per andare sui mass media nazionali o internazionali, come con astioso qualunquismo da bar si è ritenuto di affermare». —
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