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Fratricidio Casonato, guerra di perizie

Fratricidio Casonato, guerra di perizie

«Piero è stato investito almeno sei volte», «No, l’auto lo ha travolto soltanto una».
I consulenti di accusa e difesa dicono cose diverse

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MASSA . Guerra di perizie al processo sul fratricidio di Villa Massoni. Protagonista il consulente del sostituto procuratore Alessia Iacopini, il docente universitario di ingegneria industiale Dario Vangi. Il tecnico ha detto, ripercorrendo la sua relazione, che Piero Casonato è stato investito almeno sei volte dalla Ford Ka guidata dal fratello Marco. Era il primo novembre e a causa di quei traumi il medico morì. Ricostruzione però contestata dalla difesa. L’avvocato Riccardo Balatri ha usato un consulente di fiducia, l’ingegnere Fabio Bernardini. E il professionista è arrivato a conclusioni totalmente diverse da quelle del collega: i traumi evidenziano un solo passaggio dell’auto sul corpo di Piero Casonato, compatibile con quanto detto dall’imputato che ha sempre raccontato di essere fuggito all’aggressione dei lavoranti del fratello. Vangi, secondo la difesa, non ricostruisce la dinamica dell’incidente, non stabilisce la velocità dell’utilitaria, il punto di investimento e le manovre effettuate da Marco nelle fasi successive all’investimento. E pure in aula il docente non ha saputo replicare alle contestazioni della difesa. Anche i segni di urto tra la Ka di Marco e la Panda di Piero che ha tentato di sbarrargli la strada non sono compatibili con la consulenza peritale. Così come l’interpretazione di alcune foto fatta da Vangi per definire l’investimento di Piero volontario è stata stravolta da Balatri e dal suo perito, in quanto in quelle immagini si vede come la vittima si muova di continuo nel giardino della villa, avanzando e spostandosi verso la Ka del fratello.

Soddisfatto il difensore di Casonato: «Sono molto soddisfatto dall’udienza perché sono venute a mancare, all’esito dell’approfondito esame del professor Dario Vangi consulente del pubblico ministero, quelle certezze sulla ricostruzione dell’evento che traevano spunto soprattutto dalle testimonianze dei rom presenti. Nulla esclude che quanto raccontato dal mio assistito già in sede di udienza di convalida corrisponda a verità. Vale a dire che abbia subito un’aggressione da parte dei presenti che gli hanno strappato di mano la macchina fotografica e provocato lesioni a varie parti del corpo. Quella macchina fotografica è stata rinvenuta proprio nella disponibilità dei nomadi e non sull’autovettura condotta da Marco Casonato. Esiste a mio parere compatibilità tra il racconto del mio cliente e le risultanze degli atti processuali, anche grazie al contributo interpretativo reso dal consulente della difesa, l’ingegnere Fabio Bernardini».

Prossima udienza il 7 novembre per l’esame del consulente psichiatrico che dovrà stabilire lo stato di salute mentale dell’imputato. —

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