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Cava Combratta, possibile stop se il nuovo piano verrà bocciato

Libero Red Dolce
Cava Combratta, possibile stop se il nuovo piano verrà bocciato

Trivelli: «Bisogna aspettare la prossima conferenza». L’Asl: «Serve intervento in ogni caso, con impatto minore» 

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massa

Dire l’ultima parola su cava Fossa Combratta - escavazione sì, escavazione no - è una grana che tutti preferirebbero evitare. I tecnici dell’Asl hanno fatto un sopralluogo quattro giorni fa e l’esito, in soldoni, è che anche se non si lavorerà bisognerà comunque fare un intervento di messa in sicurezza. Che nella relazione dei tecnici del Comune, anch’essi presenti, significa una riduzione «del 50% dei volumi abbattuti». Da 58mila metri cubi a 29mila. Un intervento importante.

Una cosa va premessa. La ditta concessionaria, la “Tonarelli Piero Alfredo escavazione marmi”, ha la concessione fino al 2023. Fino ad allora mani legate per il Comune? «In un certo senso sì. Se il nuovo progetto verrà bocciato dalla conferenza a questo punto verrebbero meno i requisiti necessari per l’autorizzazione e probabilmente si dovrà procedere a una sospensione dell’autorizzazione», risponde l’assessore al marmo Alessandro Trivelli.

Si parte da una certezza. Alla riunione della Conferenza dei servizi, il Parco Regionale Alpi apuane ha dato parere negativo sul piano di messa in sicurezza presentato, cioè all’escavazione di 58mila metri cubi di volumi. «Non è sostenibile dal punto di vista ambientale - scrivono - procede secondo modalità di estrazione a gradoni e produce alla fine una morfologia del tutto simile a quella prodotta da un piano di coltivazione ordinario». Parole che suonano come un campanello per quella fetta di società che tutela le Apuane.

Il sospetto degli ambientalisti infatti è che dietro l’intervento di sicurezza ci sia un piano di coltivazione occulto, considerata la grande massa di materiale da rimuovere. Tanta da cambiare radicalmente il volto a quel versante, immerso nel bosco. «Il Comune ha piena fiducia nei rilievi e nel lavoro dell’Asl, su questo non ci sono dubbi», dice Trivelli.

Nel piano era prevista poi la creazione di una strada di arroccamento «della largezza di 6 metri e lunga 200 in un’area boscata», nonché «un traffico di mezzi pesanti che si attesta sugli 8 passaggi giornalieri, 25% blocchi e 75% detriti, in linea con un piano di coltivazione ordinario». A questo piano la Conferenza – dove sedevano Comune, Arpat, Asl e Parco – ha dato lo stop. O meglio, la sospensione della valutazione dell’intervento e la rimodulazione del progetto.

Insomma, tocca alla ditta presentare un nuovo piano sulla base del parere dei tecnici dell’Asl e del Comune. E nella relazione Asl si parla di «imponenti masse potenzialmente instabili ancora presenti» e dell’ipotesi di attuare solo in parte il progetto originario per limitare l’impatto, cioè all’apice delle masse instabili «limitando la messa in sicurezza solo ai settori a monte di tale livello, arrestando il piano di bonifica mediante tagli alla quota di 803 metri».

A chi spetta perciò il parere finale? La responsabile sicurezza Asl, Maura Pellegri, spiega: «La nostra competenza è valutare le condizioni di sicurezza se si andasse a lavorare. Se si andrà a escavare o meno non spetta a noi deciderlo». Ma è un problema circolare: senza gli interventi di messa in sicurezza non si può certo lavorare. E si ritorna al via.

Per ora si aspetta il nuovo piano che la ditta presenterà. Ma se ci si attenesse alle indicazioni dei tecnici del Comune si tratterebbe comunque di 29mila metri cubi da escavare. Il 50% appunto. «L’impatto ambientale di 29mila tonnellate la valuta la conferenza dei servizi, è un parere tecnico. A livello politico bisognerà fare una valutazione. Bisognerà aspettare la nuova conferenza dei servizi che valuterà il nuovo progetto di messa in sicurezza. Il parere di Asl è dirimente», conclude Trivelli. —



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