Gioco
«Siamo ancora fuori per motivi di lavoro»Ma la cella del telefonino li incastra
Nel mirino degli inquirenti non soltanto le pause non timbrate, ma anche i servizi all’esterno della sede
MASSA
Sono diventate le protagoniste delle inchieste degli ultimi anni. Nell’era della tecnologia e del cellulare “incollato” alle mani, in primo piano nelle indagini ci sono loro: le celle telefoniche. Che un ruolo di spicco se lo conquistano anche nella indagine del pubblico ministero Roberta Moramarco sull’assenteismo in Provincia e al Genio civile perché sono loro, le fatidiche celle, a rivelare dove ti trovi. A che ora e per quanto tempo.
Così sono le celle a cui si agganciano le utenze dei dipendenti di Provincia e Genio civile a svelare dove si trovano. Anche e soprattutto quando quei dipendenti sono usciti dall’ufficio per missioni fuori comune. I telefonini rivelano ogni movimento e “incastrano” chi riferisce di essere ancora in missione, ma in realtà a Massa ha già fatto ritorno. Senza rientrare però - questa l’ipotesi accusatoria - al lavoro. Gli inquirenti hanno chiesto ed ottenuto dal giudice per le indagini preliminari Alessandro Trinci l’autorizzazione ad identificare le celle a cui si agganciavano le utenze di singoli dipendenti che avevano timbrato il badge per lasciare la sede di lavoro e andare in missione fuori comune. Così gli investigatori hanno verificato che in alcuni casi, nonostante il dipendente avesse dichiarato di essersi trattenuto fuori ufficio per lavoro fino all’ora X, il suo telefonino si era “agganciato” alla cella di Massa prima di quell’orario. Le missioni, infatti, insieme alle pause non timbrate sono nel mirino.
L’inchiesta muove i primi passi da una segnalazione anonima su due dipendenti pubblici. Si tratta di Alessandro Puccetti, dipendente della Provincia, e di Emilio Venturini, del Genio civile. A loro viene contestato di assentarsi durante l’orario di servizio per lavorare nelle attività di famiglia. Dopo una serie di pedinamenti, entrano in azione le telecamere. Due vengono puntate sulle porte di ingresso dei due esercizi pubblici, altre due sui portoni di accesso al Genio e a Palazzo ducale, dove si striscia il badge. Più tardi le telecamere vengono spostate dai due esercizi per essere installate sugli accessi carrai: insomma, sui cortili da cui entrano ed escono le macchine di servizio. L’inchiesta si allarga a decine di dipendenti: sono tantissime le riprese e anche le fotografie scattate. Gli inquirenti “immortalano” alcuni lavoratori, in servizio al Genio, che escono senza timbrare dall’entrata principale per poi rientrare da un accesso secondario sul retro.
Un’inchiesta realizzata non soltanto con l’ausilio della tecnologia, dalla cella telefonica alla telecamera, ma anche con le più tradizionali tecniche investigative. Prima fra tutte il pedinamento. È proprio dall’attività di osservazione e pedinamento che parte l’indagine per poi ampliarsi. Pedinamenti e anche sequestri perché i carabinieri acquisiscono anche tutto il materiale che riguarda la disciplina dell’orario di lavoro dei due enti e i report delle timbrature. E un importante contributo dalle fatidiche celle. —
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