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La favola di Lorenzo Musetti in finale agli Us Open di tennis

LUCA BARBIERI
La favola di Lorenzo Musetti in finale agli Us Open di tennis

Dallo scantinato della nonna, dove giocava da bambino, fino al sogno di poter conquistare un Grande slam giovanile: oggi il match decisivo

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CARRARA

È finale. Di un Grande Slam, per di più. Quel Grande Slam che lui, qualche ora prima, definiva – ai microfoni di Federtennis – «della sorpresa». Nel suggestivo scenario del Louis Armstrong Stadium di New York il tennista carrarese classe 2002 Lorenzo Musetti batte in semifinale l'atleta statunitense Jenson Brooksby con il risultato di 6-3 6-3 in meno di due ore. Nell'ultimo Grande Slam della stagione (ha partecipato a tutti come scriviamo a parte), nelle semifinali degli Us Open (under 18) di scena ieri Musetti conquista la finalissima che si disputerà oggi. Nel tabellone – oltre a essere da un paio di turni il giocatore più giovane – dopo i quarti di finale è anche l'unico atleta italiano rimasto. Il connazionale Giulio Zeppieri si è difatti fermato ai quarti.

Il sedicenne carrarese è arrivato in finale dopo aver battuto, riepiloghiamo, Dostanic (6-4; 6-0) nel primo turno, il francese Cazaux (6-0; 3-6; 6-3) e Kingsley (3-6; 6-3; 6-0) agli ottavi di finale. Poi ecco i quarti contro Michalsk (6-4; 6-0) – che aveva battuto a sua volta Chauvinc – ed ecco, infine, la semifinale contro Brooksby. Adesso c'è la finale.

«Dallo scantinato della nonna a essere qua – le parole di Musetti ai microfoni di Federtennis dopo la vittoria ai quarti – a giocarmi una semifinale è un sogno che si sta realizzando. Sono molto felice di poterlo vivere e di giocarlo perché non è ancora finito e speriamo di andare avanti il più possibile. Il tempo – era entrato nei dettagli del match – ha aiutato rispetto agli altri giorni, condizioni più favorevoli; il primo set è stato più difficile perché l'avversario era molto ostico e mi dava fastidio il suo gioco, poi sono riuscito a variare il mio e l'ho mandato un po' in confusione. Qua è lo slam che non mi aspettavo, lo slam della sorpresa».

Sul grande torneo che sta conducendo, nel frattempo, interviene anche papà Francesco: è lui che ha trasmesso la passione per il tennis a Lorenzo e che ieri ha seguito da Carrara il match. Una passione molto forte e – rivela sempre il padre – «che spinge Lorenzo appena torna a Carrara a rimettersi a giocare nello scantinato della nonna», ma non solo. Perché dietro ai risultati c'è un grande lavoro mentale e fisico. «Lorenzo si è allenato anche il giorno di Ferragosto – prosegue – lo fa volentieri. Prima di partire era molto motivato, ripeteva che non sarebbe andato negli Usa per una “vacanza”». «Abbiamo lavorato bene – commenta sempre papà Francesco – a cominciare dal maestro Simone Tartarini. L'avversario di oggi (ieri per chi legge, ndc) è un atleta che conoscevamo poco a livello juniores. L'emozione certamente c'è, ma Lorenzo sta dimostrando un grande carattere. E poi bisogna mantenere i piedi ben saldi per terra. Quando lo sento in video-chiamata o quando torna qui, a me sembra già più grande. Gli esperti dicono, come si suol dire, che ha il “manico”, che è molto naturale, io dico che deve lavorare ancora di più sull'aspetto atletico. Il suo scopo, l'ha sempre detto, è quello di rendere il tennis il suo mestiere». «Se l'avrei mai detto? Non lo so, però sono stato io a mettergli la racchetta in mano e quando era piccolo colpiva sempre la palla...», la chiosa che arriva dal padre. —

LUCA BARBIERI

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