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«Per prendere pochissimi pesci grossi sono finiti nella rete i pesci piccoli»

CHIARA SILLICANI
«Per prendere pochissimi pesci grossi sono finiti nella rete i pesci piccoli»

I legali: a molti indagati si contestano pochi minuti per un caffè. Ieri mattina i primi interrogatori di garanzia

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MASSA

Per un impianto difensivo ben delineato è ancora preso: 24 ore non sono bastate ai legali per studiare l’ordinanza cautelare e visionare le immagine immortale dalle telecamere dei carabinieri. Ma ieri mattina la dialettica “accusa - difesa” emerge tutta. E con chiarezza. Perché i legali ci tengono a sottolineare che, se nell’ambito dell’inchiesta del pubblico Ministero Roberta Moramarco sull’assenteismo in Provincia e al Genio civile finiscono ai domiciliari 26 persone (tre gli indagati con divieto di dimora a Massa), le posizioni di quei 26 sono ben distinte. E non solo per le ipotesi di reato contestate (a qualcuno anche il peculato d’ uso, oltre alla truffa e al falso in attestazione), ma anche per l’entità del danno erariale che la loro condotta avrebbe determinato. Le fila le tira, con un’immagine, l’avvocato Dino Del Giudice, difensore di Lucia Bonfigli (per cui, insieme a Luca Bozzoli ed Eugenia Stocchi è scattato il divieto di dimora): «Per prendere due o tre pesci più grossi, sono finiti nella rete tanti pesci piccoli». Quelli - per parafrasare - che nell’inchiesta sono coinvolti, almeno secondo i loro avvocati, per qualche minuto di caffè: «Il danno erariale quantificato dagli inquirenti - esplicita Del Giudice - per tanti degli indagati è ben più basso di mille uro. Per molti intorno a 100, 200, 300 euro. Parecchi, se mettessero in bilancia quel danno ipotizzato e gli straordinari a loro non pagati, risulterebbero in credito».

Linea difensiva più che abbozzata insomma, anche se gli atti sono ancora al vaglio e ieri tre dei quattro indagati sottoposti ad interrogatorio di garanzia, di fronte al giudice per le indagini preliminari Alessandro Trinci, si avvalgono della facoltà di non rispondere e non perché - spiega l’avvocato Paolo Bertoncini che difende 11 degli indagati - «non ci sia la volontà di fornire spiegazioni, ma perché gli atti devono essere studiati accuratamente e le immagine delle telecamere visionate».

Così Andrea Giusti, difeso proprio da Bertoncini, si avvale della facoltà di non rispondere e come lui Pier Luigi Frustaci, rappresentato dall’avvocato Roberto Iacopetti e Luigi D’Argliano che, difeso da Massimo Neri, del foro di Lucca, si è riservato di presentare una memoria difensiva. Interrogatorio di garanzia anche per Luca Bozzoli (con divieto di dimora) che ha risposto alle domande del giudice sui alcuni episodi contestati «per un danno erariale complessivo - dettaglia l’avvocato Bertoncini - di 114 euro. Al mio assistito si contesta di aver timbrato nella sede di via Marina vecchia per raggiungere poi Palazzo ducale. Lui ha motivato che quelle timbrature le ha fatto quando, in entrata al lavoro, ha dovuto ritirare materiale nell’altra sede da suo fratello, anche lui dipendente».

I legali si riservano di fare il punto non solo su tutti gli atti dell’inchiesta (il fascicolo è di 1.800 pagine), ma anche sulle procedure di entrata e uscita dal lavoro in Provincia e al Genio, si riservano di chiedere documentazione sullo stato di servizio degli indagati e report di presenza. Insomma, vogliono ricostruire nel dettaglio il profilo professionale dei loro assistiti. Nel frattempo proseguono, anche oggi, gli interrogatori di garanzia. —

CHIARA SILLICANI

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di Redazione web