Sicurezza
Il dipendente-barista? «Lo vedevamo spesso»
Tanti “lo sospettavamo” in piazza Mercurio dove c’è il caffè dove lavorava uno degli arrestati. Come davanti all’edicola di via Cavour: “C’era da aspettarselo”
MASSA
«Sì, certo lo conosco, anche se solo di vista, buongiorno e buonasera. E so anche che è un dipendente della Provincia. Però, a essere sinceri, non mi sono mai domandato come potesse essere lì a fare i caffè in orario di lavoro. Volete il mio nome? No, non voglio apparire sul giornale». Parla così un signore sui 50 anni, cliente del bar di piazza Mercurio in cui – secondo quanto ricostruito dall’indagine della Procura – uno degli arrestati per assenteismo, Alessandro Puccetti, faceva una specie di secondo lavoro: aiutava la moglie a servire gli avventori. Durante l’orario di lavoro. Il bar in questione si chiama oggi Dry e ha cambiato proprietà, all’incirca due anni fa, proprio mentre iniziava l’inchiesta sull’assenteismo. Nel 2016 si chiamava bar Bocci ed era gestito dalla famiglia di Puccetti. E risalgono a quel tempo i video dei carabinieri in cui si vede il dipendente-barista sparecchiare i tavolini all’aperto.
«Beh, devo dire che non mi stupisco di quanto successo. Quel signore, gli anni scorsi, lo vedevo di frequente al bar un po’ ad ogni ora del giorno. E mi sono chiesto più volte come potesse essere lì tranquillo invece di essere a lavorare in Provincia. Forse, mi dicevo, è part-time, oppure è andato in pensione... Ora capisco meglio». È il titolare di un negozio di piazza Mercurio a ricostruire questo ricordo di Puccetti nelle vesti di aiutante di bar. «Per mesi, forse per anni, l’ho visto al Bocci, – aggiunge – era diventata una cosa normale...». Anche il commerciante accetta di parlare a patto che il suo nome non appaia sul Tirreno, così come una signora che passa e commenta: «Lo sapevano tutti...».
Le telecamere degli inquirenti che hanno condotto l’inchiesta sull’assenteismo erano piazzate anche in via Cavour. Puntate sull’edicola-tabacchi dove “dava una mano”, rigorosamente in orario di lavoro – secondo quanto documentato dai carabinieri – , un altro dei dipendenti della Provincia agli arresti domiciliari, Emilio Venturini (lo si vede, nei filmati degli inquirenti, scendere da uno scooter, entrare nell’attività, uscirne parecchio dopo). Ieri l’edicola era aperta, dopo un giorno di chiusura “improvvisa”, evidentemente legata al blitz. Ed esponeva, ironia della sorte, le locandine del Tirreno che strillavano gli arresti per assenteismo. Anche qui, di fronte alla statua di Batì del Barilo, poca voglia di parlare. Un giovane uomo, jeans e giacca, esce di fretta dalla rivendita. «In tanti lo sapevano che quel signore era dipendente pubblico e veniva qui ad aiutare. Mi domando come della cosa non potessero essere a conoscenza i suoi datori di lavoro in Provincia. Nel privato non sarebbe stato tollerato, nel pubblico evidentemente si può fare». Il giovane lascia anche un commento: «Era ora, hanno fatto bene», ma rifiuta anch’egli di dare il suo nome.
«Davvero uno degli arrestati lavorava qui? Non ci posso credere, non mi immaginavo, ma io, sa, mi faccio molto i fatti miei», dice invece la signora Laura (il cognome non lo vuole dire) che nell’edicola compra saltuariamente i giornali. Non era un “segreto”, insomma, la presenza dei due indagati nei locali delle rispettive famiglie. Del resto la tabaccheria-edicola e il bar sono in pieno centro e, per giunta, a poca distanza da palazzo Ducale, sede della Provincia. E, probabilmente, erano frequentati anche da colleghi e superiori dei due. — C.F.
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