Sicurezza
Allevi rivela: «Il meglio riusciamo a darlo quando perdiamo equilibrio e certezze»
IL PERSONAGGIOLa gente non si contava l’altra sera, arrivata con largo anticipo per prendere i posti migliori e non perdersi neanche un minuto di Giovanni Allevi, ospite di Con-vivere. Non solo sulle...
IL PERSONAGGIO
La gente non si contava l’altra sera, arrivata con largo anticipo per prendere i posti migliori e non perdersi neanche un minuto di Giovanni Allevi, ospite di Con-vivere. Non solo sulle sedie, circa quattrocento posti a sedere, ma erano seduti anche sui bordi delle aiuole, appoggiati al muro e seduti sullo scalino dei negozi. Sul palco, solo il pianoforte a coda e due sedie: una per lui e l’altra per la giornalista Eva Giovannini, per una intensa intervista intercalata con alcuni brani.
Giovanni Allevi, sul palco di Con-vivere, sorprende tutti con la sua genuinità anche chi lo conosceva già attraverso i suoi concerti perché raccontando il suo libro, “L’equilibrio della lucertola”, rivela una personalità dolcemente complicata, fragile ma con una notevole forza interiore, stravagante, simpatica e travolgente. Impacciato ma non timido, conquista la platea sia seduto al pianoforte sia alle prese con l’intervista.
«Ero esaurito, avevo perso l’equilibrio: mi ero accorto che non riuscivo più a stare in piedi su una gamba sola per allacciarmi la scarpa e non solo, anche nelle relazioni e anche con il cibo per esempio era tutto un disastro»: spiega così, il compositore marchigiano, la scelta di scappare in un’isola dell’Atlantico, lontano da tutto e da tutti, per 20 giorni, dalla cui esperienza è poi nato il suo libro.
Un equilibrio poi non recuperato, confessa candidamente strappando una risata alla platea: risate e applausi che arrivano anche e soprattutto perché Allevi riesce a raccontare in modo disincantato e naturale della sua ansia che a volta precipita in attacchi di panico e del suo periodo di quasi anoressia: «Dopo un’indagine filosofica sono arrivato alla conclusione che il meglio lo diamo quando perdiamo l’equilibrio, quando perdiamo le nostre certezze e siamo nell’ansia, quindi viva gli squilibrati!», esclama.
Anche perché, Giovanni Allevi sa e ci racconta come gli attacchi di panico, il problema di una generazione, colpiscano soprattutto le persone più sensibili: «Dentro ognuno di noi c’è un Dio Pan che si ribella ogni volta che la nostra vita si fa inautentica e sono le persone più sensibili che soffrono di ansia e di panico, perché sono loro che più difficilmente si adattano all’inautenticità».
Così rivela di ricevere tanti messaggi dai ragazzi che confessano di non sapere cosa vogliono fare nella vita perché non lo capiscono: arrivano troppi segnali contrastanti e non riescono più a sentire quella voce interiore di cui parla anche Platone, il quale sostiene che ciascuno di noi ha un talento che ci rende felici mentre lo seguiamo: «E lì non c’è competizione come nei talent scout - ricorda Allevi sempre con tono leggero e mai serioso - dove insegnano che per avere successo devi essere straordinario e devi vincere sull’altro e se non sei il numero uno, niente, finisci nell'anonimato: che ansia!». Il pubblico, tra un brano e l’altro, gli perdona divertito tutte le sue stravaganze: come quando racconta di digitare il codice del bancomat al supermercato come se fosse una melodia sulla tastiera del piano perché gli serve per richiamare alla mente il codice: «E’ come se dirigessi un concerto per bancomat» dice sollevando le risate generali, oppure quando finge di non ricordare le parole esatte usate nella risposta dElla lucertola conosciuta sull’isola e con cui aveva intavolato dei dialoghi esistenzialisti. —
FRANCESCA VATTERONI
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