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Cardiologia interventistica, l’Opa al terzo posto in Italia

Il dottor Sergio Berti
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Il dottor Sergio Berti

Buona sanità, il direttore dell’Unità operativa Sergio Berti parla a Milano sulle malattie delle valvole cardiache

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MASSA. Non solo infarto o trapianto, ma le malattie del cuore sono anche quelle delle valvole: l’aortica, e la mitralica. Si possono accomodare o sostituire. In Italia, ogni anno, si eseguono circa 134mila interventi e la Cardiologia Interventistica della Fondazione “Monasterio” all’Ospedale Opa di Massa è al terzo posto come casistica nazionale. Un motivo importante, questo, perché si tiene a Milano, la conferenza stampa “Ascolta il mio cuore” per la “Giornata Europea sulle malattie delle valvole cardiache”. In qualità di presidente della Fondazione della Società Italiana di Cardiologia Interventistica, interverrà Sergio Berti, direttore dell’Unità Operativa di settore alla Fondazione C.n.r. “Monasterio” di Massa. «Occorre richiamare l’attenzione su tutte le malattie valvolari cardiache – spiega Berti - perché sono frequenti ed aumentano soprattutto con l’età. Dopo i settantacinque anni, ne è affetta in media una persona su dieci». «E’ necessario, a livello preventivo, fare attenzione alla comparsa dei primi disturbi – ammonisce – il più frequente dei quali è senz’altro l’affanno che inizia dopo attività fisica intensa e successivamente anche dopo piccoli sforzi. Medico di base e specialista sono importanti nel percorso diagnostico, che inizia con l’esecuzione in primo luogo della ecocardiografia. In grado di fornire già tempestivamente informazioni necessarie per comprendere se sia presente o meno un malfunzionamento valvolare. Curare, poi, è possibile mediante l’intervento di sostituzione valvolare con una protesi artificiale o, quando effettuabile, di riparazione della valvola stessa». «Da sette - otto anni – precisa ancora - a fianco dell’intervento cardiochirurgico tradizionale, si sostituiscono le valvole cardiache (principalmente la valvola aortica) o si riparano (questo avviene principalmente per la mitrale) avanzando una nuova valvola. o il materiale che occorre per ripararla attraverso un catetere inserito dall’inguine con il quale arrivare al cuore. In sostanza, si sta sostituendo l’intervento di cardiochirurgia tradizionale perlomeno nei pazienti più anziani ed in quelli dove il rischio operatorio si dimostra più alto. La quasi totalità avviene in anestesia locale. Nelle ultime quattro – cinque decadi lo sviluppo delle nuove tecnologie in cardiologia interventistica e cardiochirurgia hanno cambiato radicalmente la possibilità di curare la maggior parte delle malattie cardiovascolari, anche nei pazienti fragili e ad elevato rischio chirurgico». «Sono interventi complessi che richiedono la presenza di diverse competenze e quindi l’impegno di più specialisti. Il nostro Istituto – conclude - ha sviluppato un gruppo composto da cardiologi, cardiochirurghi ed anestesisti. In assenza di complicazioni, la degenza post intervento è usualmente di due giorni. Una volta dimessi, i pazienti possono tornare alle normali attività».

GIAN UGO BERTI

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