Il Tirreno

la storia di argigliano 

Il terremoto rende inagibile la chiesa Cinque giovani migranti la restaurano

Chiara Sillicani
Il terremoto rende inagibile la chiesa Cinque giovani migranti la restaurano

Il recupero nell’ambito del progetto “Integr-Azioni”. Prima messa dopo la ristrutturazione. Il vescovo: aiutare i poveri

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CASOLA

Ci sono una chiesa piccola con una storia grande e un paesino di poche anime. C’è la natura che in giorno di giugno, 5 anni fa, disvela tutta la sua potenza: fa tremare forte la terra e ferisce una chiesina con 500 anni sulle spalle. Ci sono 5 ragazzi venuti da lontano, sul volto il colore scuro dei Magi. Cinque ragazzi, una chiesa e una storia con la esse maiuscola.

Aziz Sech, Abdoul Singhateh, Thomas Yeboah, Seikou Jobateh, Kaoussou Drame hanno 20 anni, l’Africa nel sangue e il sogno di una vita migliore. Un sogno che passa da Casola e da Argigliano, da una chiesa ferita e da un pavimento in marmo. Sono quei giovani richiedenti asilo che riconsegnano un monumento ad una collettività, un luogo di preghiera ai suoi fedeli, sono loro a realizzare gli scavi e le demolizioni, a rimuovere e ricostruire il pavimento. Ginocchia a terra, affiancano le lastre di marmo bianco e bardiglio e ricreano il pavimento a scacchi tipico delle chiese. Protagonisti del restauro e simbolo di integrazione: l’Africa lontana, il marmo delle nostre montagne e l’arte nobile di posarlo. Li aiuta un maestro, un uomo dalle mani esperte, il maestro Giordano Colonnata che il marmo lo porta inciso nel nome. A seguire l’opera dei 5 ragazzi ci sono il geometra Umberto Frassinelli e l’architetto Stefano Calabretta. È proprio l’architetto a pensare a loro quando si tratta di realizzare i lavori: la chiesa è ferita, inagibile da quel terribile 21 giugno del 2013 e finalmente la Curia, grazie ai fondi dell’ 8 per mille, ha le forze per ristrutturarla. Servono 126.000 euro, un progetto, il via libera della Soprintendenza. Servono il lavoro e l’impegno. Ce li mettono 5 ragazzi. Arrivano dal Gambia, dalla Guinea, dal Ghana, dal Senegal: rientrano nel progetto “Integr-Azioni”, promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio della Spezia con l’associazione “Mondo Nuovo Caritas” e la cooperativa “La Piccola Matita”, in collaborazione con Ance La Spezia e Curia di Massa Carrara.

Un cantiere scuola e un’occasione di formazione per i ragazzi: si mettono alla prova con lavori edili delicatissimi. Una prova importante: dovrebbero occuparsi solo della pavimentazione del presbiterio, fanno invece molto di più. Sono loro, infatti, a realizzare scavo e demolizione e a posare l’intero pavimento.

Un anno di lavori, con le interruzioni dettate dalle necessità burocratiche: «Le prime informazioni sulla chiesa - spiega Don Luca Franceschini , responsabile dei beni culturali per la Curia - risalgono al 1584». E realizzare lavori su un edificio così antico significa presentare progetti, fornire comunicazioni costanti agli organi competenti, garantirsi il via libera della Soprintendenza.

Un’importante esperienza, non soltanto lavorativa: «I cinque ragazzi - spiega Umberto Frassinelli - non si sono misurati soltanto con il delicato lavoro di scavo e posa del marmo. Hanno vissuto da soli, per un periodo, in un edificio di proprietà della Curia ed hanno dimostrato grande senso di responsabilità, correttezza e maturità». Tre di loro il progetto lo hanno iniziato e terminato. Uno ha dovuto interromperlo per motivi personali, uno ha, invece, trovato un lavoro. Gli altri hanno riconsegnato la chiesina agli abitanti di Argigliano».

E il progetto non è finito perché i tre giovani sono ancora alle prese con calce e stucco: sono stati inseriti - spiega il geometra Frassinelli - nella squadra edile che ristruttura i beni della Carites diocesana spezzina che ha sostenuto il progetto, in prima fila. Per Don Luca Palei che la Caritas la presiede il restauro della chiesa è motivo di orgoglio e soddisfazione, simbolo di integrazione. Una storia.

E le storie si celebrano. La curia lo ha fatto con la prima messa nella chiesa restaurata, alla presenza del vescovo monsignor Giovanni Santucci e di Don Luca Palei. Una messa - e non è casuale - per il beato Angelo Paoli che ad Argigliano , nel 1642, è nato. Perchè Angelo Paoli - ha ricordato il vescovo - è diventato Beato preparando la minestra per i poveri. Bisogna accogliere i poveri, i disperati, i migranti». —

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