Sicurezza
Quando bruciò il Mancozeb ma la città non si ribellò
“F come Scienza”, Carlo Casotti rievoca il primo incidente dell’agosto 1980 «Feci suonare le trombe per evacuare Alteta» La Farmoplant, però, fu riaperta
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Inizia oggi e durerà fino a domenica, al parco della Rinchiostra, la seconda edizione della rassegna “F come Scienza”, promossa dall’associazione culturale “murAperte”, quest’anno interamente dedicata – in occasione del trentennale dallo scoppio della Farmoplant – al tema dell’ambiente e della salute.
Uno dei momenti clou della rassegna sarà il dibattito “Lo scoppio della Farmoplant e gli impatti su ambiente e salute” in programma domani alle 18,30. E Carlo Casotti, coordinatore dell’Assemblea permanente e autore del memoriale “Riflessioni sulla lotta alla Farmoplant” ne sarà protagonista con la “rievocazione” del primo, terribile, incendio sviluppatosi il 17 agosto 1980 nel magazzino in cui la Farmoplant aveva stoccato circa 300 tonnellate del pesticida Mancozeb. Questo incidente, spia di quello che sarebbe avvenuto 8 anni dopo, nel luglio 1988, con l’esplosione dell’impianto Rogor, provocò un’enorme nube tossica, che causò grave inquinamento ambientale e la fuga di migliaia di cittadini e turisti, nonché casi di intossicazione.
«Svegliato nella notte da un potente boato e dalle urla di un amico - racconta Casotti - vedo l’incendio di tonnellate di Mancozeb, il sollevamento del fumo della nube tossica. In un attimo monto le trombe e organizzo l’evacuazione, in primo luogo di Alteta, a seguire di altre zone circostanti. Si raggiungono le montagne, ma non si raggiunge la salvezza dalla nube». L’incidente portò a una prima, anche se momentanea, chiusura della Farmoplant e all’intensificarsi della lotta popolare contro la fabbrica. «Si manifesta la rabbia e la disperazione al palazzo del Comune e della Provincia e così via la lotta e le manifestazioni continuano, perché l’incendio Mancozeb non basta a sollevare la città, a sollevare le coscienze, a prendere quei provvedimenti di chiusura che però dopo l’incendio non sono più solo un desiderio della popolazione di Alteta, ma un desiderio sommesso dell’intera città».
La mobilitazione popolare proseguì fino all’estate 1988, quando ci fu l’incidente all’impianto Rogor. «Il 17 luglio 1988 -scrive Casotti- scoppia l’impianto Rogor. Una nube micidiale ammorba l’intera città. La popolazione insorge, non ne può più. Questa volta è la fine per la Farmoplant. Il sindaco Mauro Pennacchiotti ordina la chiusura della fabbrica».
Ma resta il problema delle scorie. Nell’aprile-maggio 1991, decine di migliaia di tonnellate fra pesticidi avariati, reflui, scorie e residui di produzione, organici ed inorganici, «vengono incenerite senza un reale controllo e con la sicura emissione in atmosfera di notevoli quantità di diossine, furani e di molte altre sostanze tossiche» nello steso inceneritore Farmoplant. La bonifica inquina l’aria, l’inquinamento è alle stelle”. La Farmoplant fu poi interamente smantellata, compreso l’inceneritore. «Massa è libera. - conclude il testimone - L’invasione barbara che ha messo a ferro e fuoco la città, lasciando veleni sparsi ovunque, è terminata. È sconfitta”. Resta però aperta la questione relativa alla mancata bonifica di suoli e falde, ancora inquinati dall’industria chimica, che ha lasciato in eredità alla nostra provincia il triste primato delle morti per tumore. —
DAVID CHIAPPUELLA
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