Il dolore
Piange piazza Garibaldi «Degrado e abbandono»
Presidio di Italia Nostra sotto (e intorno) la statua del patriota «Nuove piante, un sistema di irrigazione e più controlli»
l’appello
Fra negozi che chiudono le serrande ed edifici abbandonati a loro stessi la statua di Garibaldi sembra essere l'unico punto fermo dell'omonima piazza, almeno così pare dall'anno della sua inaugurazione, il 1906. Con il tempo la cornice intorno a quella statua ideata da Ezio Ceccarelli e scolpita da Fernando Tombesi è cambiata a seconda dei gusti delle varie amministrazioni che si sono succedute nei cento e passa anni trascorsi dalla sua costruzione. A ripercorrerne la storia sono gli iscritti di Italia Nostra. E lo fanno per chiedere al sindaco Francesco Persiani di intervenire, «anche in relazione alle dichiarazioni relative a un suo impegno per promuovere un migliore arredo urbano». L'appello dell'associazione è «cogliere l'occasione iniziando proprio da questa parte del comune che è tra le piazze più belle della città». Una rappresentanza dei 140 iscritti ieri mattina ha protestato contro lo stato di degrado della piazza, e dallo scorso marzo, mese dell'ultimo sit in dell'associazione in questi paraggi, le cose sono peggiorate. La scarsa irrigazione del verde, infatti, si combina con una grossa perdita di acqua dalla fontana principale. E mentre un lato della piazza è a tinte gialle per la secchezza delle piante, dall'altro c'è un'inutile spreco di risorse. Risultato: ad essere irrigato è il marciapiede. Sul piede di guerra Italia Nostra, che oltre a condannare lo stato di abbandono della piazza consiglia all'amministrazione degli arbusti da piantare in alternativa alle palme, come «la Lauro canfora all'inizio del viale Roma; i Celtis australis nel parcheggio adiacente a via Europa; gli aceri e le querce del Monte di Pasta; la quercia da sughero che esisteva nella piazzetta di fronte al cinema Astor, anche se ora è seccata per cause che andrebbero accertate. Altre piante adatte al nostro ambiente sono i lecci, i frassini, gli olivi e, naturalmente, gli aranci». Insomma di opzioni Italia Nostra ne ha portate diverse all'amministrazione. «Serve più amore per la città, da parte dei cittadini e da parte dell'amministrazione», dice Grazia Maria Grazini, residente in via Acquedotto, a pochi passi dalla piazza. «Invitiamo assessori e sindaco a fare una passeggiata qua ogni tanto. Oltre al tappetto di rami secchi delle palme cadute, il venerdì e il sabato sera in terra si trovano bottiglie e lattine lasciate dai giovani frequentatori della zona». —
CAMILLA PALAGI
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