Il Tirreno

«Non ogni cosa si può prevedere Ma chi doveva fare ha fatto tutto?»

Libero Red Dolce
«Non ogni cosa si può prevedere Ma chi doveva fare ha fatto tutto?»

La domanda del parroco ai funerali di Alessandro Lorenzani Una folla per l’ultimo saluto, i compagni in tenuta da lavoro

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carrara

«Chi ha la responsabilità fa tutto per tutti? Lo voglio chiedere in punta di piedi, ma ce lo dobbiamo chiedere. Si fa tutto per tutti? Non possiamo prevedere tutto, ma c’è un prevedibile e prevenibile che dobbiamo prevenire». Dal pulpito padre Enrico Divita lancia un monito: si è fatto tutto quello che si poteva per evitare l’incidente che ha causato la morte di Alessandro Lorenzani? Fin lì il parroco ha usato parole al balsamo durante la predica, per provare a lenire il dolore, lo strazio di chi piangeva il giovane lavoratore travolto da un muletto al porto.

È il punto d’approdo di un discorso in una chiesa di Covetta gremita. Una folla commossa, dignitosa e silente venuta a salutare per l’ultima volta Alessandro. Morto sul lavoro, facendo quello che sapeva fare. E che faceva bene, con scrupolo e attenzione. L’ultimo abbraccio di quel popolo del porto, di una comunità venuta in maglietta arancione, in tenuta da lavoro. Fino alla fine al fianco di chi ha sudato, riso e faticato con loro.

L’attesa per il feretro dura poco. Ad attenderlo c’è una comunità che oggi si è fermata in questo faccia a faccia tremendo con la morte. Rose bianche su legno della bara e l’abbraccio delle due sciarpe delle squadre che amava. Il giallo e l’azzurro della Carrarese e il bianco e il nero della Juventus.

Ma è l’arancione il colore di questa giornata. Le polo e le t-shirt di ogni compagno di lavoro di Alessandro. Portate con l’orgoglio di chi è portuale e la forza di chi da questa tragedia si è sentito piegare le ginocchia senza volere mollare. Ad abbracciare con uno sguardo la grande sala, sembra quasi che tutte quelle magliette si stringano attorno alla bara di Alessandro. Il porto c’è. Cuore e muscoli.

Nessuno vuole commentare. Non è giorno per le parole e chi forse le avrebbe le sente morire in gola. Per quell’incidente così terribile, che oltre alla vita di Lorenzani e di chi lo ha amato, tormenta anche chi purtroppo su quel fork lift c’era e non ha potuto fare niente per evitare l’impatto.

Padre Enrico non cerca la polemica. Ma è fermo nelle sue parole, di fronte allo smarrimento propone la ricerca di un senso. Da questo lato della vita, quello materiale. «Lui andava in chiesa, ma queste parole sono per noi», dice in apertura. «Bisogna sospendere per aiutare, certe volte, capire se si è fatto il possibile e fermarsi se non è così. Le esperienze sono frutto degli errori del passato, dei miglioramenti. Ecco, non commettiamo più errori. Dolori come questo spesso affliggono la città e il mondo del lavoro. Che non sia più così, impariamo».

Nella compostezza delle esequie solo un amico e collega di Lorenzani prende la parola. Legge un passo della bibbia, quasi non ce la fa ad avvicinarsi al pulpito. Quando prende a leggere Massimiliano Belletti sembra che la voce non debba uscirgli. Ma per un po’ ricaccia giù quel groppo e legge. Occhi umidi e voce tremante, la pagina si agita tra le sue dita. Poi si scioglie in un pianto e la chiesa lo sostiene con un applauso. Questa comunità rimane unità.

Dopo i canti e la benedizione la bara di Alessandro Lorenzani viene portato appena fuori dalla porta. Ad attenderlo le braccia che tante volte hanno condiviso con lui la fatica, i pesi. Hanno sollevato carichi tremendi, ma il fardello di oggi non lo avrebbero mai voluto sulle loro spalle. Ma Alessandro lo portano così, quattro da un lato e quattro da un altro. Lo scortano fino alla rotonda con un piccolo corteo di magliette arancioni. Sostengono la famiglia e la mamma, che fino alla fine sta accanto alla bara.

In chiesa ci sono davvero in tanti. Non solo il mondo del porto, ma anche tanti lavoratori del marmo, imprenditori. Ci sono i vertici della Guardia Costiera, c’è ovviamente il sindaco di Carrara Francesco De Pasquale e il presidente del consiglio comunale Michele Palma. C’è l’ad della Porto di Carrara Paolo Dello Iacono e c’è anche il suo predecessore, Filippo Nardi. Altri dal mondo dei cantieri, come l’armatore Ghirlanda e la presidente dell’Autorità portuale Marina Roncallo.

Il corteo funebre si è spostato infine al cimitero di Turigliano. —

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di Redazione web