Il Tirreno

la commemorazione 

«Sparavano in ogni direzione ho visto sangue e ferocia»

«Sparavano in ogni direzione ho visto sangue e ferocia»

Corrado Giromini, sopravvissuto della strage di Castelpoggio, racconta quei tragici giorni dell’agosto 1944: «Al tredicenne Piero spaccarono la testa»

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CARRARA

È una lista lunga di 34 nomi, tra paesani e non paesani - di 4 non si riuscì mai a risalire alla loro identità - quella che Castelpoggio per la 74° volta commemora, in ricordo della strage nazifascista iniziata il 21 agosto del 1944 e portata avanti con uno stillicidio di esecuzioni e violenze inaudite, per settimane. Corrado Giromini oggi ha 84 anni ed era solo un bambino di 9 all'epoca ma, dice, ricorda tutto nei minimi particolari . Era tornato a casa, al paese quella mattina del 21 agosto, dopo che la sera precedente con la famiglia aveva trovato rifugio tra i boschi intorno, perché durante la giornata avevano trovato il cadavere di 3 soldati tedeschi al Ponte Storto. La paura di una ritorsione aveva spinto quasi tutti i castelpoggini a scappare durante la notte. Corrado era tornato a casa perché voleva recuperare un piccolo sommergibile che aveva costruito con le sue mani e appena arrivato al paese incrociò subito le prime 2 macchine di tedeschi con tanto di mitragliatore a bordo, che avevano il compito di bloccare la parte bassa della strada che attraversa Castelpoggio, e mentre impaurito Corrado scappava in casa, sentì arrivare le altre 2 macchine che andavano a bloccare in alto la strada. Il paese era rimasto chiuso quindi in trappola e chi non aveva fatto a tempo a scappare, non aveva più scampo.

Il ragazzino si affacciò allora alla finestra di casa quando partì dalle macchine e nella sua direzione, una raffica di mitraglia che però non lo colpì: decise quindi di rifugiarsi nell’orto, dietro una catasta di legna: «Sparavano in tutte le direzioni poi c’è stato un momento di calma, forse stavano ricaricando le munizioni e ne ho approfittato per attraversare il piccolo tratto scoperto e per raggiungere il vicolo Acquasparta: è in cima a quel vicolo che ho visto Ottaviano Posterli, a terra, rantolante. Ho cercato di scuoterlo, ma inutilmente, allora sono uscito dal paese e mi sono messo in salvo».

La sera Corrado, il padre ed altri del paese, tornarono a Castelpoggio perché un castelpoggino, Mauro Pucciarelli, che si era nascostodentro una vasca piena d’acqua, quando vide i tedeschi andarsene dopo aver dato fuoco alle case, suonò le campane per richiamare i compaesani affinché tornassero per spegnere le fiamme e salvare il salvabile. Fu allora che Corrado, tornato dove aveva visto Ottaviano, vi trovò una scia di sangue per poi scoprire il suo cadavere nella sua abitazione anch’essa data alle fiamme, probabilmente bruciato vivo, come testimoniò poi finita la guerra un partigiano, Menotti Rocchi, che disse di aver sentito raccontare l’episodio da alcuni fascisti, quando era prigioniero. Quel giorno, il 21 agosto, uccisero 7 persone. A chi aveva trovato rifugio nei boschi venne dato l’avviso di non farsi trovare altrimenti sarebbero stati uccisi: la zona venne dichiarata zona nera e a quei 7 se ne aggiunsero altri nelle settimane dopo, come Piero Mannucci, un tredicenne che, sorpreso dal rumore di una mitragliatrice mentre stava facendo il bagno insieme a Corrado e ad altri ragazzini in un bozzo, anziché scappare tornò a riprendere le pecore: «Lo ritrovammo con la testa spaccata- racconta Giromini-poi ci furono altri 5 morti nella villa Fabbricotti dove ora sono le scuole e poi 7 donne, di cui una bambina, seviziate e poi uccise. Solo una vecchia si salvò per miracolo: uno di loro le disse di andare a fare delle frittelle e poi le intimò di andare via e lei con ancora la padella in mano scappò». —

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