Il Tirreno

«Lasciate perdere è meglio per voi» Ecco le minacce alla Capitaneria

D.D

Secretata la lettera inviata all’ammiraglio Pettorino Presto i primi nomi di chi voleva fermare l’indagine

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MASSA CARRARA

«Non vi conviene controllare le nostre aziende, fate dell’altro perché è meglio soprattutto per voi. Lo diciamo per il vostro bene». È questo l’esempio lampante del tipo di intimidazione subita dagli uomini della capitaneria di porto di Marina di Carrara da quando hanno iniziato gli accertamenti a carattere ambientale, relativi agli scarichi e alla gestione dei rifiuti prodotti dalle circa 500 attività produttive di lavorazione del materiale lapideo e dalle numerose attività che producono rifiuti o scarichi di acque reflue industriali (rimessaggi di natanti, distributori di carburante, lavanderie e autolavaggi). Tutte le minacce e le pressioni avute dal comandante della Capitaneria di Porto di Marina di Carrara Maurizio Scibilia e dai suoi uomini sono state raccolte dal procuratore capo Aldo Giubilaro, che le ha segnalate all’Ammiraglio Ispettore capo Giovanni Pettorino, Comandante generale del Corpo delle Capitanerie di porto, per far dare un encomio ai militari che non si sono fermati davanti alle intimidazioni.

MISSIVA SECRETATA. La procura però non si limita a questo, da qui la decisione di secretare la missiva. Perché oggetto di indagine che soltanto per formalità è stata aperta contro ignoti. Perché ovviamente nomi e cognomi ci sono. E presto chi ha usato le maniere forti contro chi stava facendo soltanto il proprio dovere verrà iscritto nel registro degli indagati e quindi interrogato. Gli inquirenti hanno le prove delle minacce: non sarà facile sottrarsi alle accuse.

Ma a preoccupare non sono le pressioni, le minacce o le intimidazioni. È il sistema omertoso che da tempo si è impadronito della provincia apuana. «Non siamo in un contesto facile - ha detto Giubilaro -, Massa-Carrara non è né il Veneto né l’Alto Adige e quindi muoversi contro certi poteri è piuttosto complicato. Ma lo facciamo ugualmente, grazie a persone come queste che abbiamo deciso di premiare. Non è una formalità, ma un gesto di una certa sostanza. La capitaneria di porto non è sola». Ma non solo la capitaneria di porto non è sola, non lo sono neppure le persone che hanno problemi legati alla malavita organizzata: l’encomio al comandante Scibilia e ai suoi uomini per questo non è soltanto un atto formale. Chi si sente minacciato deve parlare e soprattutto collaborare. Non sarà semplice convincere le vittime, però.

ALLARME OMERTà. Il procuratore capo aveva lanciato l’allarme omertà nel 2014: lo aveva chiamato tasso di cautela. Il senso però era quello ed era un atto di accusa serio e riscontrabile anche nelle piccole cose a Massa, come a Carrara e in Lunigiana: «Gli apuani collaborano poco o niente con le forze dell’ordine e la giustizia in genere», aveva detto Giubilaro. Ma anche un altro magistrato, Federico Manotti, quando salutò perché trasferito in altra sede, puntò il dito contro la scarsa collaborazione con la giustizia da parte della gente che vive ai piedi delle Apuane. «Stando qui ti rendi conto che il senso della legalità è un po' diverso che dalle altre parti. I cittadini fanno molte difficoltà a collaborare con le forze dell'ordine. Dopo aver lasciato Reggio Calabria, ero convinto che a Massa-Carrara mi sarei confrontato con un contesto diverso. Pensavo che la gente fosse predisposta ad aiutare la giustizia. Ma non è così, questa terra non sembra neppure Toscana. Anzi, devo dire che ho trovato tante similitudini con la mia esperienza calabrese». Ecco, non deve essere così. —

D.D

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