Dallo scandalo spiagge libere ai sospetti sull’Arpat
In un primo campione di sedici aziende, erano state trovate ovunque irregolarità Poi, nel corso dei controlli, il 50% in difetto con la normativa
MASSA-CARRARA
Numerose le indagini compiute dalla Capitaneria di porto di Marina di Carrara in questi ultimi anni nella provincia apuana, alcune delle quali già arrivate alle richieste di rinvio a giudizio. Tanto per citarne qualcuna la gestione del porto da parte degli ex vertici dell’Autorità portuale di Marina di Carrara, l’indagine tutt’ora in corso sul dipartimento Arpat di Massa-Carrara coperta dal massimo riserbo (e che ha creato un po’ di attrito tra i vertici dell’azienda di rilevamento e la procura), l’assegnazione delle spiagge libere che ha coinvolto l’ex sindaco di Carrara Zubbani e la sua giunta.
Ma come detto l’ultima, quella delle minacce e intimidazioni, riguarda la gestione dei rifiuti e gli sversamenti in mare. È stato il comandante regionale della Toscana, Contrammiraglio Giuseppe Tarzia, anche lui premiato in procura ieri mattina, a snocciolare i dati: finora sono state verificate 45 aziende e nei loro confronti sono state redatte 31 informative all’autorità giudiziaria, eseguiti nove sequestri penali ed elevati 20 verbali amministrativi per un ammontare delle sanzioni pari a sessantamila euro. «In pratica possiamo dire che il 50 per cento delle aziende che abbiamo visitato è stato trovato in difetto con la normativa».
Ma lo si era capito che la situazione era questa, fin dall’inizio e cioè da quando gli uomini della Capitaneria a maggio hanno passato a setaccio un piccolo campione delle attività: tutte (sedici) erano state trovate in difetto, con gravi sversamenti di marmettola e rifiuti tossici nei torrenti della provincia. A Massa come a Carrara. Gli impianti visionati dagli inquirenti in quelle settimane erano stati al piano. Poi è toccato anche agli altri. Il pool di magistrati composto dai sostituti procuratori Alberto Dello Iacono e Alessia Iacopini, che coordina la guardia costiera e la capitaneria di porto, tre mesi fa aveva scoperto molteplici e (in alcuni casi) gravi irregolarità. Era emerso che la maggior parte delle sedici attività sottoposte a verifica presentava gravi condotte riscontrate durante il processo di lavorazione del marmo. Erano stati trovati materiali contaminanti quali olii e solventi nelle acque di scarico dei rifiuti industriali liquidi, oltre alla dispersione dei fanghi dalle vasche di decantazione delle acque, sia nei torrenti che nei terreni circostanti. Non solo era stato rilevato pure il non corretto trattamento delle acque di dilavamento superficiale dei piazzali e la mancanza delle prescritte autorizzazioni allo scarico industriale (decreto legislativo 152 del 2006). I titolari delle attività inoltre non tenevano regolarmente neppure i registri di carico e scarico e i formulari per la gestione dei rifiuti liquidi e solidi.
Nella mattinata di ieri il grazie è arrivato inoltre al personale della Sezione di Polizia marittima e ambientale della Capitaneria di Marina di Carrara.—
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