Attenzione
Cremazioni, per i risarcimenti bisogna aspettare la corte suprema
La Cassazione non ha fissato la data del processo civile Ma i familiari dei defunti non si vogliono arrendere
MASSA
In ballo non ci sono i soldi del risarcimento perché la richiesta dell’Associazione di tutela dei defunti è di soli ventimila euro (una cifra simbolica), in ballo c’è quel riconoscimento morale che, chi ha avuto i resti del proprio caro dispersi dalle malefatte di Euroservizi, merita. Cifra così suddivisa: 5.000 euro alla associazione (che devolverà in beneficenza in quanto non a scopo di lucro) e 15.000 euro alla presidente Natalina Menchelli (che in caso di vittoria dividerà con la settantina di familiari che hanno aderito alla battaglia). Il problema è che passano i mesi ma la suprema corte non si decide a fissare una data per la discussione.
La richiesta di risarcimento iniziale era stata di un milione e mezzo di euro, ma non solo non hanno avuto quella somma ma hanno dovuto pagare poco più d ventiseimila euro di spese legali. Come disposto dal tribunale civile di Massa. Una atroce beffa per chi è stato coinvolto nello scandalo delle cremazioni fantasma: nonostante in sede penale sia stato riconosciuto il diritto a essere indennizzati, in sede civile il legale dell’associazione per la Tutela e la dignità dei defunti, Emiliano Pianini, si è visto respingere per ben due volte l’istanza. E con un conto salato da liquidare per le spese processuali (calcolate in base alla richiesta avanzata). Per questo davanti alla cassazione le pretese si sono ridotte a una cifra simbolica.
Il diritto a essere risarciti è stato stabilito in tutti e tre i gradi di giudizio del processo penale che ha visto condannare il titolare di Euroservizi, Renato Alibani, e i suoi dipendenti. Complessivamente duecentomila euro più le spese processuali. Nonostante i soldi fossero stati sequestrati dalla procura di Massa nel 2008, poco prima delle condanne definitive (esattamente il 18 settembre 2015) è arrivato il dissequestro di circa trecentomila euro (più un immobile da far valutare). Su richiesta del curatore fallimentare che si sta occupando di Euroservizi, società che nel frattempo si è dissolta lasciando debiti su debiti. Una richiesta legittima che ha lo scopo di risarcire tutti i creditori. Peccato però che le famiglie che si riconoscono nella associazione di Tutela dei defunti siano rimaste all’oscuro di tutto. A causa di una notifica che doveva arrivare a tutte le parti civili. Così quei soldi, ora in mano alla curatela, possono andare a chiunque. E non ai familiari riconosciuti vittime del raggiro di Alibani e compagnia.
L’avvocato Pianini ha dato battaglia, ma al tribunale fallimentare ha sempre perso. Una sua prima richiesta di ammissione al passivo fallimentare era stata rigettata dal giudice delegato, ma poi il legale ha presentato un secondo ricorso per ottenere l’ammissione con privilegio delle parti civili. Se il giudice Ermellini gli avesse dato ragione la curatela doveva dare prima i soldi stabiliti dalla cassazione ai parenti dei defunti e dopo, se restava qualcosa, soddisfare gli altri. Invece è andata diversamente e l’associazione dei familiari oltre a non avere la strada privilegiata ha dovuto pagare ventiseimila euro. L’ultima carta che rimane è quella della cassazione, ma in ogni caso il risarcimento milionario è sfumato. Già la sentenza della suprema corte penale (che in questo senso ha ricalcato quella di primo grado e corte di appello) aveva lasciato l’amaro in bocca perché i giudici non hanno mai riconosciuto la responsabilità diretta del Comune di Massa. E questo ha impedito all’associazione a Tutela dei defunti di portare l’amministrazione comunale in un’aula e di chiedere, in sede civile, un risarcimento di venticinque milioni di euro. —
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