Il Tirreno

Al mercato la singolare controversia tra operatori commerciali e la cooperativa 

Alle Jare non si placa la disfida delle cassette

C.P.

IL CASOAssomiglia ad una convivenza arrivata ormai alla frutta. E di frutta in ballo ce n'è molta visto che tra i “coinquilini” in questione ci sono i commercianti del mercato ortofrutticolo Le Jare....

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IL CASO

Assomiglia ad una convivenza arrivata ormai alla frutta. E di frutta in ballo ce n'è molta visto che tra i “coinquilini” in questione ci sono i commercianti del mercato ortofrutticolo Le Jare. Ma non è solo fatta di frutta e di verdura la controversia, piuttosto, riguarda gli imballaggi. Accumulate in gran quantità nel retro del complesso di via delle Jare, le cassette a perdere, quelle da riciclare o da smaltire, sono diventate un vero e proprio teatro di battaglia. Su fronti opposti i commercianti che lavorano nell'edificio – sei aziende ortofrutticole che raggruppano 110 lavoratori - e gli operai della cooperativa sociale Ape Carica, ente nato per favorire l'inserimento lavorativo di persone svantaggiate composto da 9 operai impiegati nella separazione di materiali considerati di scarto. Al piano superiore del mercato ci sono i commercianti che ogni giorno smerciano frutta e verdura, con orario di lavoro dall'una di notte alle dieci di mattina circa. Al piano inferiore fino a qualche mese fa c'erano gli operai della cooperativa sociale intenti a raccogliere oggetti per il Mercatino del riuso, da poco trasferitosi in via Bordigona. Piano superiore e piano inferiore. Due piani per due attività diverse che trovano un punto di incontro all'esterno dell'edificio, nel piazzale, grazie ad un accordo: un patto tra la cooperativa e il Comune di Massa secondo il quale la coop si impegna a tenere pulito l'edificio e a valorizzare i materiali in legno e plastica scartati dai commercianti. Oltre ai bagni puliti e le aiuole sistemate, quindi, compito della coop, sulla carta, è quello di reindirizzare le cassette a perdere: da un lato quelle da buttare, dall'altro quelle da inviare in ricicleria (e che potrebbero diventare, ad esempio, del pellet). Ora le montagne di cassette sono diventate un'emergenza. «Non riescono a gestire il carico di lavoro – dice Angelo Tassi, titolare di una delle aziende ortofrutticole – noi gli abbiamo chiesto la possibilità di acquistare al costo di cinque centesimi ogni cassetta per darle ai produttori locali che le riutilizzerebbero. Ma ci hanno mandato via in malo modo». E preoccupazione dei commercianti, ad oggi, è anche quella di non vedere il piano inferiore, ancora pieno di mobili e oggetti lasciati in occasione del "semi trasloco" del Mercatino del riuso, ripulito nell'immediato. «La colpa è un po' di tutti» dice Emanuel Paradiso, socio della cooperativa. «Abbiamo carenze di personale, è vero, però i commercianti non fanno la raccolta differenziata» rilancia. I commercianti d'altro canto lamentano lo stato di abbandono in cui versa l'edificio. «Qua hanno messo solo delle “toppe”». — C.P.

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