Sicurezza
Il mare della Partaccia invaso dalle alghe: «Una vergogna, non possiamo fare il bagno»
Il fenomeno naturale si verifica su questo tratto di litorale già da qualche settimana
MARINA DI MASSA. Le alghe fra le dita. Stesso posto ma senza lo stesso mare. Il cronista si presenta sulla spiaggia della Partaccia e viene circondato dai bagnanti. Felici di sdraiarsi a prendere il sole sui lettini, un po’ meno quando in cerca di refrigerio si incamminano verso l’acqua, che è a bollore. I bambini corrono lungo la battigia ma pure loro hanno attimi di esitazione prima di rinfrescarsi, nonostante la vivacità e la spensieratezza.
In questo tratto di litorale ci sono troppe alghe, alcune galleggiano, altre sono così fitte che diventa difficile farsi largo e liberarsene. La situazione va avanti da «almeno tre settimane, e il pomeriggio diventa davvero insostenibile, non ci possiamo avvicinarci al mare», lamenta un gruppo di villeggianti che guarda amareggiato all’orizzonte, là oltre i gonfiabili, dove gli abissi, seppur più profondi, invitano a fare il bagno per lucentezza. A riva no, l’acqua è «infestata», non è limpida e fa timore, nonostante non ci sia alcuna minaccia alla sicurezza e alla salute pubblica.
Vacanzieri stagionali, chi da 15, chi da 30-40 anni, in arrivo a Marina dal centro Toscana (Prato e Firenze), ma anche dalla Lombardia: «Un mare così non c’è mai stato. Chi viene qui come turista la prima volta, è certo che il prossimo anno non tornerà. Non è la miglior pubblicità possibile per la riviera». Dove comunque a starci nessuno regala niente, è l’altro punto della questione: i denari. «Paghiamo per i servizi, per gli alloggi. Paghiamo al Comune di Massa la tassa di soggiorno: non sono spiccioli», prosegue la protesta.
Dice Sonia Giacomelli, pratese, in estate da anni alla Partaccia: «Non riusciamo ad entrare in mare, sembra un vero e proprio stagno, un acquitrino inavvicinabile. È una vergogna, noi siamo trattati come turisti non di serie B, ma di serie Z, come gli ultimi dei turisti. Abbiamo fatto una segnalazione in Comune più di dieci giorni fa, solo ieri sono venuti a fare un sopralluogo, credo a prendere dei campioni di acqua. Siamo stufi di tutta questa situazione e siamo pronti a raccogliere le firme, a fare una petizione per farci ascoltare». Rincara la dose Carolina Marchiani, anche lei di Prato, da 15 anni in vacanza da queste parti: «Io ho una bambina di 4 mesi, non mi azzardo a metterla nell’acqua, ho paura che prenda qualche infezione. Da un anno all’altro abbiamo trovato una situazione del genere che ci ha lasciato un grande dispiacere».
Non che gli operatori degli stabilimenti balneari facciano spallucce, si girino dall’altra parte e non affrontino il problema. Anzi. Da qualche giorno i vari bagnini dei lidi (che sono una quindicina) prendono le grosse reti (le sciabiche) e in un paio di ore di lavoro tentano di raccogliere il possibile dal mare. Un palliativo più che una vera soluzione, ma altre risorse non hanno. Spiega Marco Lucetti, titolare del bagno Gelosia: «Il grande caldo e la mancanza di mareggiate provoca tutto questo, la temperatura dell’acqua sarà a 30 gradi. Domani è prevista una mareggiata, questa concentrazione di alghe dovrebbe andare via. È un fenomeno naturale che ci ha colto tutti di sorpresa, è il primo anno che si verifica in queste dimensioni. Proviamo ad utilizzare le reti per raccogliere più alghe possibili, ma è chiaro che se la cosa dovesse continuare dobbiamo veramente pensare di organizzarci meglio per affrontare la questione».
Gli stabilimenti balneari (oltre ai cittadini) hanno avvertito sul da farsi il Comune e l’Asmiu, l’azienda dei rifiuti, che infatti ha piazzato d’urgenza un paio di capienti cassoni bianchi (uno di fronte al bagno della Croce Rossa, sotto la Torre Fiat), dove depositare la pianta rimossa dal mare. «Dispiace naturalmente vedere il nostro litorale ridotto in questo modo - afferma il sindaco di Massa, Francesco Persiani - al momento non ci sono ragioni di sicurezza e salute pubblica da sollevare, ma è chiaro che la situazione provoca un impatto sul turismo. Non abbiamo per ora indicazioni precise, i nostri tecnici hanno fatto un sopralluogo con Arpat nei giorni scorsi, monitoriamo dunque la cosa. È un fenomeno naturale che mi sembra un po’ generalizzato sulla costa: ci stiamo comunque attivando per capire come affrontarlo, per vedere se riusciamo a ridurne l’impatto».
Intanto sotto gli ombrelloni, le alghe che invadono il mare della Partaccia è uno degli argomenti più discussi in questa parte clou della stagione estiva. C’è però la fila alle docce, il sole batte forte, l’umidità avvolge, in mare ci sono troppe alghe. —
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